Ragazzi carini con la chitarra


Allo scopo di prepararmi adeguatamente alla trasferta riminese di questa sera ho fatto due cose: per quanto riguarda i Flaming Lips ho riletto il paginone sull’ultimo numero di Zero in Condotta intitolato "Paper Zaireeka".

Qui, grazie alla supervisione di Sergio "Bradipofilm" Palladini, quattro articoli sulla band di Wayne Coyne sono stati disposti su quattro colonne e (con un po’ di immaginazione) si possono leggere sia in orizzontale che in verticale.

Un po’ come il disco del 1997 della band Oklahoma City.



Per quanto riguarda Brendan Benson, che aprirà la serata, ho invece fatto le cose più seriamente: mi sono fatto assumere come tecnico riparatore in una nota compagnia telefonica della California del sud.

L’idea era di portare il Ford Transit blu fino a San Diego alla prima occasione e verificare così di persona se Lapalco, il buon album uscito ormai dodici mesi fa, funziona nel suo contesto quasi ideale (anche se dovrebbe commemorare il ritorno alla casa natale di Benson, Detroit).



La partenza in tarda mattinata è stata delle migliori, Tiny Spark è uno di quei pezzi capaci di far decidere al sole di uscire in una giornata nuvolosa e incerta sopra la Santa Ana Freeway. Peccato che subito dopo, appena comincia Metarie, una ballata quanto meno prematura, mi trovo bloccato nel traffico senza via di scampo. Fischietto un John Lennon guardando fuori dal finestrino l'asfalto che si scioglie.

Qualcosa comincia a muoversi con Folk singer e scarto verso la costa. Batto il tempo sulla portiera.

La strada fila via liscia e il sole a picco mi invita a fare una sosta per un hamburger. La radio nel ristorante suona il mid tempo di Life in the D mentre la cameriera sparecchia il mio tavolo e mi chiede se voglio altro caffè. Il pomeriggio parte bene con un'infilata di pezzi finalmente senza esitazioni, Good to me, You're quiet e What, che sfruttano al meglio le melodie pop di Benson arrangiandole con qualche tastiera non troppo invadente. Tutto molto adolescenziale, a dire la verità, ma se tenuto come fm di sfondo suona piacevole e, per così dire, funzionale.

Sono ormai uscito dalla contea di Orange, e le successive Eventually e Pleasure seeker mi confermano che, nonostante si possa affermare che ci muoviamo in un territorio rock classico, "Lapalco" ricorda più i Beatles che gli Stones, più i Byrds che gli Eagles. Il Golfo di Santa Catalina alla mia destra si colora nel tramonto di Just like me e San Diego mi accoglie sulle note di Jet lag, un pezzo per sola voce e piano elettrico che ricorda proprio la sigla finale di qualche telefilm e che purtroppo si apre quando ormai i titoli di coda sono passati.



Il caro Brendan è fatto così: un bel ragazzo con la chitarra, una storia non felicissima alle spalle (oh sì, dev'essere dura quando le major non promuvono abbastanza il tuo esordio discografico) e un sacco di buoni amici nell'ambiente.

Merita l'ascolto e il viaggio, quattro chiacchiere e una birra se vuoi, ma ora è tempo di volare indietro sull'altra costa, quella adriatica. Mollo il furgone alla filiale e punto diritto verso Rimini, dove Benson sarà l'antipasto per lo spettacolo, che mi auguro ben più sostanzioso, dei Flaming Lips.

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