L'amore è una cosa meravigliosa: rubiamola!


 Alice Liddell ritratta dal reverendo Dodgson Cara L.,

sono venuti i ladri qui a casa dai miei, giù in campagna. Hanno trovato poco o nulla, com'era da immaginare, e se la sono presa comoda, accendendo l'aria condizionata e un paio di sigarette, senza fare altri danni.

Siamo stati fortunati, ha commentato il brigadiere, che ha visto di peggio. Secondo lui, si è trattato del lavoro di una sola persona.



Nella mia vecchia camera, il ladro ha indugiato su quelle scatole che custodivano i tuoi primi regali. Una ad una, ha controllato le tue opere di carta cinese, colori a pennarello, filo di ferro, ragazze manga e tazze da tè. E dalla più piccola di quelle, si è portato via un ciondolo di plastica rosa a cui avevi appeso una conchiglia raccolta in Sicilia.

Io non so come spiegarmelo. L'oggetto non poteva avere nessun valore, per nessun altro. E sulla scrivania ha dimenticato il portatile, le sterline avanzate dall'ultimo viaggio e la radio.



Poi mi è tornato in mente quando rubarono a te la macchina con le valigie dentro, anni fa.

E quando la ritrovarono, di tutte le tue cose mancava soltanto la maglietta che ti avevo regalato io, quella che avevo stampato con il ritratto di profilo sulla sedia della seconda sorellina Liddell.



Ho avuto un brivido. Mi è venuto il pensiero, stupido, comico e inquietante, che il ladro sia lo stesso. E che da tempo, paziente e nascosto, vada raccogliendo frammenti e distrazioni nostre, e ci sottragga quel che può, senza che noi ce ne accorgiamo.

E che da qualche parte, in uno scantinato, mentre un nastro suona le nostre voci, una gelosia abbia ricostruito una simulazione della nostra vita, fatta di tutto quello che ci manca, come se questo bastasse.

Ci sono troppe cose.

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