Spirit in the night: il mio primo Springsteen a Firenze



Lo stadio Franchi, a settantadue anni, è il calcestruzzo armato che danza il suo perfetto rond de jambe à terre, a Campo di Marte.

E c'è questa sagoma snella al futuro anteriore, che ha prima promesso e poi disertato, la Torre Maratea, davanti a noi mentre dietro sfilacciano nuvole malva.

Sotto e attorno me compresa: quarantamila persone (sic).

Tra il mio scranno verde di tribuna laterale dispari e la E-street shuffle ci sono ventimilaleghe e ti serve un binocolo per vedere la faccia di lui su quegli schermi spropositati.

Sul palco (che ci sta comodamente uno qualsiasi dei nostri locali dieci volte copy&paste) vedi a malapena il riverbero d'oro del sassofono di Clarence Clemons.



E' tutto cosi' scalato che quando lui attacca, voce e chitarra: Born down in a dead man's town, The first kick I took was when I hit the ground l'emozione è traslata di quelle ventimilaleghe e sta già facendo buio e riflettori.



Lui è me-ra-vi-glio-so come non mai, o come mai più dal 1973.



E loro, suonano come dei matti, quei giovani, che manco te ne accorgi che sono vecchi come il tuono, suonano per treoreepassa di filato, con un'energia e una gioia che ti sembra di non aver mai visto su una ribalta: i sorrisi, i duetti, i duelli, i silenzi.

I pezzi nuovi hanno la serietà e l'onestà della venticinquesima ora e di ora (hic et nunc).



E poi, che non ci stai pensando, e credi che non potrai coinvolgerti in nessun modo, che stai solo vedendo uno spettacolo clamoroso e fragoroso che non puo' appartenerti più (ma nemmeno nell'84-'85, forse solo nel '78 e tu chissà dove eri) lui guarda te sola (e soli altri 39.999) e fa: The rangers had a homecoming in Harlem late last night, proprio lei, con lo strumentale ficcato nel bel mezzo lunghissimo da svenire con il piano e il sax e la sera è fresca e impalpabile Outside the street's on fire in a real death waltz/ Between flesh and what's fantasy and the poets down here/ Don't write nothing at all, they just stand back and let it all be/ And in the quick of the night they reach for their moment/ And try to make an honest stand but they wind up wounded, not even dead/ Tonight in Jungleland.



Tutto il meraviglioso resto, non importava più.



Nemmeno l'ennesimo finale, con Dancing in the dark, nemmeno Born to run (con lo stadio un terremoto I wanna die with you Wendy on the streets tonight/ In an everlasting kiss), nemmeno Badlands e Promise land et cetera.

Nemmeno i fischi sommessi alla So if you're rough enough for love/ honey I'm tougher than the rest sembre scialba invidiata patrizia.

E nemmeno Thunder road (mentre tutti i piccoli explorer la acclamavano a gran voce: al piano, al piano) che, ve lo giuro, non ha fatto.

Del resto niente Mary, niente rose gettate nella pioggia o preghiere estive nel nulla o fantasmi negli occhi.

Un peccato, ma nemmeno troppo, solo non è più tempo.



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