Back from Musica Nelle Valli 2004

un post lungo più o meno il doppio del festival



Prologo: inquadratura del sottoscritto, trent'anni a settembre, seduto sul letto un assolato dopopranzo di fine primavera intento ad attaccare spillette sulle tasche dei pantaloni...



Flash forward: dopo otto ore di concerti cominci ad avere le visioni come Fantozzi e riconosci San Pietro che dalla cima delle casse a lato del palco benedice la folla.

La stanchezza mi ha alleggerito le gambe durante lo scomposto e travolgente set degli Altro, fasci di luci bianche orizzontali che puntavano dal gruppo a tutti noi, li giù nella polvere, e mi sono sentito sollevare.

Musica Nelle Valli 2004 - il tendone (foto by Arturo)



Musica Nelle Valli 2004 è un tendone da circo rosso e bianco in mezzo alla campagna verde. Lo vedi dall'alto, arrivando sulla strada stretta che da Finale Emilia porta a Santa Bianca sull'argine del fiume Panaro, e quasi non ci credi, fa ridere quel tendone, e poi pensi che MNV non è mai stato così grande. Accanto si vede già qualche tenda montata, e immagini quando il prato dietro sarà pieno di macchine.



Ogni anno mi piace arrivare presto, ambientarmi, anche solo bevendo una birretta e salutando con un cenno chi sta finendo di preparare l'impianto. Musica Nelle Valli è un festival che ancora puoi sentire mentre si fa.

Incrocio Tiziano, principale artefice di quella strana e formidabile creatura che risponde al nome di Fooltribe: sta portando in spalla dei tavoli dove più tardi si sistemeranno i venditori di dischi, magliette e fanzine. A fine serata, a notte ormai fonda, lo stesso Tiziano con una torcia in mano farà le veci del posteggiatore. Tanto per dire quanto si sbatte quest'uomo.



Degli oltre 20 concerti non ricorderò tutto, colpa della gustosa birra cruda alla spina, delle chiacchiere fatte sdraiati al sole, e della quantità di band che abbiamo visto in un tempo davvero condensato.

Apre le danze Majirelle, sola con la sua chitarra e la sua splendida voce, sembra ancora più piccola su quel palco. Emozionantissima, con gli occhi cerca i volti amici tra il poco pubblico. Si è rivelata una gran bella idea lasciare inaugurare alle sue ballate questo infuocato pomeriggio. Non mi perdono di essermi poi distratto e di non aver comprato il suo demo: spero ci saranno presto altre occasioni.

Musica Nelle Valli 2004 - Pecksniff (foto by Arturo)



I Pecksniff, lo immaginerete già, con me hanno avuta vittoria facile. E' bastato vedere il loro sole di polistirolo giallo e le nuvole di cartone azzurro e la giraffa che spuntava dal monitor per capire che uno sbarbo twee come me li avrebbe subito eletti rivelazione della giornata e gruppo più adorabile tra quelli visti nell'intero festival.

Indossavano tutti una maglietta bianca dove ognuno aveva disegnato a pennarello una versione a fumetti di altre band tipo Bob Corn o Black Candy o Disco Drive. Tutti tranne Patrizia, che era elegantissima, con una gonna lunga color vaniglia e un corpetto tutto lacci e ricami.

I Pecksniff avevano questo baule di vimini proprio lì davanti e tiravano fuori in continuazione dei giocattoli e li usavano come strumenti, mentre Stefano alla chitarra cantava e quasi gli scappava da ridere, e Patrizia dimostrava di avere una delle più belle voci da indiepop mai sentite in Italia. Ed erano assolutamente coinvolgenti quando invitavano al clap hands, ed erano assolutamente credibili quando cantavano "pa-pa-pa-pa" e "sha-la-la-la". Insomma, il loro "Elementary Watson" è entrato dritto nel mio stereo e non ne è ancora uscito. Aspettiamo con ansia il prossimo "The Book of Stanley Creep" in uscita a settembre.



Ai banchetti del merchandising intanto si segnala l'arrivo di Dave Kulp. Insieme a Jukka dei GDM porta alcuni scatoloni: tra poche settimane Dave partirà per due anni negli States e ha deciso di liberarsi della sua discografia. Contribuisco a finanziare il suo soggiorno a San Francisco acquistando un vecchio 7'' delle Aislers Set, il primo 45 targato Track & Field (regalato ad Arturo), e l'album di Jane Weaver per La Laura.



Three In One Gentleman Suit li rivedo sempre volentieri, ormai mi sento di casa ai loro concerti. So dove mi porteranno, tra le loro canzoni e me c'è una perfetta intesa fisica. La foto sul loro poster (che devo avere!) le rappresenta benissimo: un campo grigio di nebbia, l'orizzonte chiuso da un filare di pioppi, qualcosa di malinconico e qualcosa che cova e si agita sotto l'apparente immobilità. E infatti quando si scatenano i TIOGS entrano davvero di prepotenza tra il cuore e lo stomaco. Uno dei set più apprezzati anche dal pubblico "colto" del festival.

Musica Nelle Valli 2004 - Amarezza / Black Candy (foto by Arturo)



Mentre sotto il tendone si alza sempre più polvere, la Mara distribuisce adesivi con scritto "I'm a Black Candy supporter", dichiarazione che abbiamo orgogliosamente portato addosso per tutto il festival. Non fosse altro che avevo una maglietta preparata per l'occasione, con una polaroid (eh eh) di Amarezza negli studi RC103.



Il set delle Black Candy però è riuscito solo nella seconda parte, quando l'evidente tensione (in fondo, "giocavano in casa") si è un poco sciolta. Inconvenienti tecnici al principio, la solita chitarra scordata, forse il peso di un po' troppe aspettative alle spalle, un imbecille che senza nessun motivo, nel silenzio generale, urla un insulto davvero fuori dal mondo (unico episodio del genere nella due giorni: ma dico proprio con le BC devono prendersela? I ragazzi più pacifici di tutta la presuntuosa scena?), sono fattori che hanno lasciato l'idea che qualcosa non andasse per il verso giusto.

Le canzoni nuove sembrano avere una vena amara, inedita per il trio modenese, o forse era solo il clima. Comunque tutto si scioglie nel finale con intermezzo hip hop e con Fab che sale sul palco a dare un contributo di stabilità per la hit "Straight to your hands".



I Disco Drive, pochi cazzi, sono la casa regnante del punk funk made in Italy (e mentre muovi le gambe le loro melodie ti si conficcano nella nuca). Non ho ancora sentito nessuno oggi in Italia far ballare a questa maniera, con questo suono, con questa lucidità, con questo controllo (mai un urlo di troppo, eh giovanotti?), non ho sentito nessun gruppo durante tutto Musica Nelle Valli 2004 dire qualcosa più di grazie dopo un pezzo, oppure "i nostri cd sono in vendita là", mentre Pomini non ha avuto problemi a presentarsi con un "mi vergogno di abitare in un paese dove Fabrizio Quattrocchi è un eroe, mentre Carlo Giuliani uno che se l'è cercata".

E poi hanno distribuito i foglietti con i testi, un gesto talmente semplice e diretto oggi per un gruppo (per giunta "punk") che meriterebbero totale fiducia solo per questo.



A questo punto il mio bloc-notes va a farsi benedire, forse troppe birrette, forse troppe ragazze carine con le magliette a righe orizzontali, forse la luce del tramonto sull'orizzonte sconfinato della Bassa. Se ti guardi intorno ti rendi conto che siamo proprio in mezzo al niente e ti accorgi dal tuo sorriso che si sta bene, qui, con la musica, noi, non manca niente, nessuno.



Agli Altro sembra stare stretto anche il grande palco di quest'anno. O forse è proprio il fatto di essere troppo distanti tra di loro e dal pubblico. C'è qualcosa di incontenibile in loro, qualcosa che scuote la loro musica e che semplicemente non riesce a stare dentro un concerto, un disco, un pezzo. Sarà per la precisione coreografica del batterista, sarà per le loro strofe lamentose e convulse, sarà per il jack della chitarra che si stacca in continuazione creando strani vuoti e improvvisi pieni dentro le loro canzoni, sarà per la gente che alza le braccia e vuole cantare, o sarà come ho detto prima per la mia stanchezza: gli Altro mi fanno venire la pelle d'oca e li guardo dal fondo affascinato.



La fine della notte è tutta per gli El Guapo, che hanno fatto un set totalmente differente da quello presentato quest'inverno al Covo. Canzoni vecchie rivisitate? Canzoni totalmente nuove? Non lo so, di certo l'innesto di un batterista ha lasciato campo libero a Justin che tra il basso il microfono le occhiatacce al pubblico l'acqua spruzzata sulle prime file i continui salti e scosse e fremiti sembra reincarnare abbastanza bene un John Lydon in versione più dance.

La cosa che mi colpisce di più è che gli El Guapo "mixano" le loro canzoni, come fossero dj: non le stravolgono, semplicemente quasi ogni passaggio è immediato, uno scarto di drum machine e tutti si riassestano sul nuovo pezzo.



La gente balla, ne ha voglia, mi ritrovo accanto i Red Worms' Farm completamente sciabolati e molesti che pigliano in mezzo Amarezza, sono incontenibili. Due bis per il gruppo di Washington: finalone con Underground. Ed è quello che siamo. Me ne vado a casa dopo interminabili saluti e abbracci a tutti. Sono stravolto: dieci ore di concerti sono più di un lavoro. E domani ne abbiamo ancora. E Rumore e Blow Up e il Mucchio nemmeno mi pagano.

Musica Nelle Valli 2004 - l'Uomo Dell'Anno Giovanni Gandolfi esibisce la sua tracolla con spillette (foto by Arturo)



Domenica è smagliante di primavera, finalmente fa più caldo, abbiamo tutti le facce stanche ma chi ha dormito in tenda di più. Tra l'altro questa notte nel campeggio hanno rubato le scarpe ad Amarezza e a Emilio dei Settlefish: scherzi idioti dei soliti invidiosi?

C'è meno gente, e meno ragazze. Buona parte del pomeriggio passa in fretta tra un giro ai banchetti per gli ultimi acquisti, un Gandolfi già sulla via dell'mmancabile crollo e le foto digitali che si fanno un po' tutti. Ma Musica Nelle Valli è anche questo, incontrare amici che non vedi da un sacco, accompagnare i loro figli a vedere le anatre nello stagno, cercare di ricordare i nomi delle fidanzate, parlare di dischi, di radio, addirittura di blog.

Suonano i nostri amici del biliardo i Laghetto, che con la solita sfrontatezza conquistano un calorosissimo seguito di pubblico. Io sollevo un calice di dissetante birra cruda e mi fiondo nella mischia, nella polvere che imperversa.



Ci sono un sacco di gruppi di cui non parlo. E' perché non ho niente da dire. Ma per i La Quiete mi azzardo a spendere due parole. Io davvero non so che cosa sia la musica che fanno, ed è colpa mia se sono ignorante. Però quei due cantanti, perdonatemi, visti "da fuori" non erano credibili neanche un secondo. Tipo che salgono, forse nemmeno si presentano, attacca un pezzo incasinatissimo e sono già lì a flagellarsi, a torcersi le braccia e le mani, giù a strepitare come bestie al macello, a svenarsi di dolore, così in un attimo, da un momento all'altro. Quello dei due che fuori dal palco porta gli occhiali è sfrombolato a terra dopo un minuto netto, contorcendosi con il filo del microfono, disperato, neanche gli avessero comunicato che un carro attrezzi stava rimuovendo la sua macchina dal parcheggio.

Io capisco voler comunicare disagio, malessere e quel che ti pare, però cristo, non è che basta urlare e far vedere che soffri, poi finisce il pezzo e tac, lì in piedi a rimettersi a posto la maglietta nera, poi un altro pezzo, di nuovo giù a fustigarsi. Perché non mi convince?

Musica Nelle Valli 2004 - Ex-Otago (foto by Arturo)



Ad esempio, gli Ex-Otago, seconda rivelazione per me a questo Musica Nelle Valli, dietro un'apparenza di allegri cazzoni mi è parso che in poche mosse abbiano fatto una bella parodia di tutto quel modo di atteggiarsi sul palco. I genovesi si sono presentati con due tastiere tipo Casio, chitarra acustica e batteria (che sul disco - più "serio" - manca), gonne e parrucche, e hanno combinato di tutto, dalla cover di "Save a prayer" al lancio di caramelle, passando per una hit estiva clamorosa come potrebbe essere "After August, September" e una serie di pezzi talmente accattivanti e ammiccanti da far venire voglia di tentare una trasferta in Liguria quanto prima.

Si dimenavano come tarantolati per il palco, si scontravano, battevano le mani lontano dal microfono, e hanno finito per mimare addirittura uno stage diving che abbiamo supportato in quattro gatti. Con questo non voglio dire che siano un gruppo di comici, ma che mi sembra abbiano l'approccio giusto (o quello che io sento più affine) alla musica.



Dopo quella breve apparizione dei Rosolina Mar al Sesto Senso una decina di giorni fa mi aspettavo decisamente di più dal loro live: le influenze blues e Seventies, talmente esibite e prolungate, mi sono risultate un po' pesanti, ma dal consenso che hanno raccolto era solo un problema mio. Comunque set caldissimo.



Dei G.I.Joe mi rammarico molto di aver dovuto perdere buona parte del concerto: quel poco che ho sentito mi ha convinto a comprare il loro cd e nonostante sia decisamente più pesante della roba che gira di solito da queste parti (per intenderci: sono in due, basso e batteria) al primo ascolto si sono guadagnati subito un repeat, soprattutto la conclusiva title track "Clito's angels".

Musica Nelle Valli 2004 - The Rippers (foto by Arturo)



Degli scatenati garage rockers dalla Sardegna vestiti in completo puro 1965 che rispondono al nome di The Rippers dirò solo una cosa: in un festival del genere, dove una considerevole fetta di pubblico è composta dai componenti degli altri trenta gruppi che suonano prima o dopo di te, riuscire a farli ballare tutti rappresenta già una vittoria morale.

Certo, la formula forse è un po' statica, ma quando imbroccano il binario giusto, non c'è modo di tenere ferme le gambe.



L'ultimo gruppo che sono riuscito a vedere sono stati gli svizzeri Velma, che a dire il vero si sono aggirati per tutto il giorno vistosamente a disagio nel polveroso e "ruvido" ambiente di Musica Nelle Valli, scenario che forse si adattava male ai loro maglioni a rombi senza maniche (100 euro nel merchandising, dove però con 2 prendevi il frisbee o altri gadgets talmente strani che sembrava più lo stand di una compagnia aerea).

Il loro spettacolo mi ha lasciato senza parole, un crescendo continuo dove non abbiamo capito niente fino alla fine, quando abbiamo realizzato che tutto era sincronizzato con le proiezioni (rigorosamente in pellicola) disseminate per il palco.

I Velma lavorano spesso per il teatro e il respiro largo della loro musica lo fa capire bene. A MNV da principio non abbiamo capito, qualcuno si è distratto, poi chi ha resistito si è lasciato irretire dagli ipnotici loop di video, batterie e chitarra, dove sottilmente si insinuava il degrado dei materiali (visivi) e la scomposizione (sonora) in un crescendo spesso troncato di colpo, con precisione matematica.

Alla fine eravamo stremati, e senza più tante parole (vi rimando più saggiamente a quelle di Max), mi sono perso i Chinese Stars e non mi sento in colpa.



L'ultima riga è per la Fooltribe, che oggi è capace di mettere in piedi una cosa del genere, e di farlo con lo spirito giusto, quel misto di passione e determinazione (direi ostinazione contadina, data la provenienza che ci accomuna), che per i risultati che produce rende un'iniziativa spontanea qualcosa che convince, aggrega, crea un seguito e si fa amare.

Grazie di tutto ragazzi, ci si vede al prossimo concerto.

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