Rock'n'roll e ridarella
Intervista agli Heike Has The Giggle

Ho incontrato per la prima volta una canzone degli Heike Has The Giggles tramite qualche link dei loro conterranei Clever Square. Un sound dal robusto impianto post punk con parecchie influenze di certo indie-rock Anni Novanta e una voce femminile già in cerca di una propria personalità. La curiosità è stata immediata.
Li ho visti dal vivo quest'inverno al Vox di Nonantola, a un concorso per band emergenti non proprio esaltante. La differenza rispetto agli altri in gara quella sera era evidente, nonostante fossero i più giovani sul palco.
Ora li ritroverò sabato al Mattatoio Club di Carpi, e dopo il live avrò anche il piacere di mettere un po’ di dischi insieme a SoneekMX.
Non vedo l'ora di sentire che progressi hanno fatto i ragazzi in questi mesi. Il tempo è tutto dalla loro parte. La Romagna Indie continua a sorprendermi e a regalare belle soddisfazioni.

(mp3): Heike Has The Giggles - Two Sisters


Cominciamo dall'appello: chi sono i membri degli Heike Has The Giggles, come vi siete conosciuti e come è nata l'idea della band?

E.: Emanuela suona la chitarra e canta, Matteo suona il basso e fa qualche coro e Guido suona la batteria. Gli Heike Has The Giggles sono nati quando, più o meno in terza media, io e Guido, dopo essere stati fidanzati per una paio d'anni, abbiamo deciso di lasciarci e di mettere su un gruppo. L'unica cosa certa era che di power trio si dovesse trattare. Il nome era un altro. È andata avanti per tre quattro anni, con diversi bassisti. Non suonavamo quasi mai in giro, non avevamo la patente, non esisteva MySpace e nessuno di noi possedeva una drum machine.
Poi a settembre 2006 abbiamo chiamato Matteo, che conoscevamo sin da bambini, e abbiamo voluto cominciare a fare sul serio.

Tutte le recensioni del vostro primo demo "How To Giggle" ricordano che il vostro paese, Solarolo (RA), è anche la patria di Laura Pausini. A parte questo imprescindibile riferimento, com'è la scena musicale dalle vostre parti? Vista da fuori, Ravenna in generale sembra piuttosto attiva negli ultimi tempi.

M.: Sì ultimamente c'è parecchia attività e ci sono diversi gruppi validi che non sono stati ancora troppo considerati come meritano, secondo me.

E.: Con MySpace mi sono accorta che i gruppi della zona sono più di quanti pensassi. Per alcuni ho molta stima.

G.: Il bello è che si sentono molti "generi" diversi.

Nelle vostre canzoni ci sono chitarre secche e spigolose contro una ritmica tirata che spesso (soprattutto dal vivo) sembra prendere una piega più funky. È corretto parlare di post-punk o certe etichette non vi interessano troppo?

G.: Secondo me facciamo dell'heavy pop.

E.: Non so se sia corretto, ma mi lusinga molto la definizione di "post-punk", quindi prendo e porto a casa. Solo, penso che un'etichetta non potrà mai render conto fino in fondo di ciò che fai.

M.: Non mi interessano troppo le etichette e penso che autodefinirci significherebbe precluderci determinate strade quando componiamo/arrangiamo un pezzo.

Già, chi scrive le canzoni? E quali altri altre influenze porta ognuno? Per esempio, nella voce si può riconoscere un tributo a certo rock femminile alla PJ Harvey, ma l'immediatezza di alcune canzoni ha fatto tirare in ballo anche rock britannico tipo Arctic Monkeys...

E.: Scrivo io... molti testi fanno riferimento alla letteratura, altri a film, altri ad altro ancora. Cerco di non scrivere cose "a caso", come capita di sentire sempre più di frequente oggi.
Per la musica, sicuramente avere certi ascolti mi influenza in qualche modo, ma non penso ci sia un filo così diretto tra ciò che ascolto e ciò che faccio. Posso dire con certezza e con orgoglio che tutto è cominciato con le Spice Girls e che poi, a 12 anni, ho imparato a suonare la chitarra grazie a RHCP e RATM.

G.: Io porto quello che ascolto: principalmente punk, hcm e dance punk.

M.: Amo lo stile funky anni '70 e l'rnb, forse si sente. Diciamo che ascolto parecchie cose differenti e cerco di essere vario anche quando suono.

Per ultima, la domanda più scontata: da dove viene il nome della band? Perché Heike ha questa ridarella?

E.: Il nome viene da un mio viaggio. Ho fatto il liceo linguistico, studiavo tedesco e Heike era la protagonista del libro di testo: una volta doveva andare a fare la spesa, un'altra a trovare un'amica in Italia per le vacanze di Natale e così via.
La storia della "ridarella", invece, è troppo lunga.
Però, a posteriori, il nome è diventato, credo, una sorta di definizione adatta per ciò che siamo: allegri di facciata, ma tristi nel profondo. La "ridarella" di cui si parla infatti è rassegnata ed ironica.

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