I've wasted so much time staring into stranger's eyes

Romantic States


All I've ever really learned is

If you don't bend you'll break

And having all the grace is fine

But it still won't get you saved


Un senso di sospeso fatalismo, di tempo immobile, uno spazio di silenzio in cui diventa possibile staccare ogni singolo momento e contemplare le sue connessioni da diversi angoli: la maniera in cui i Romantic States affrontano la scrittura delle loro canzoni, giocando di sottrazione, riesce a suggerire immagini di questo tipo. Una forma frugale, essenziale: Jim Triplett alla chitarra, Ilenia Madelaire alla batteria, entrambi alle voci. Per il loro nuovo album, Ballerina, la formazione si è allargata a comprendere anche Shawn Durham (già negli Snail Mail) e Alan Everheart (dai Wildhoney). Nelle prime due tracce che lo anticipano (oltre alla title track, anche Real Real Blonde) si percepisce un senso di austero distacco che mi fa tornare in mente certi New Year più dolci, oppure immaginare degli Young Marble Giants meno nervosi e alle prese con brevi racconti Carveriani ("Years later you stumbled into motherhood / With a bottle in each hand / One to forget the pain / The other to forget about having to forget").

I Romantic States provengono da Baltimora, hanno diviso palchi con band del calibro dei Beach House e Future Islands, e tra le loro ispirazioni citano i Flipper, Nico e le Breeders. Ballerina è in arrivo il prossimo 6 novembre su Gentle Reminder e io non vedo l'ora di ascoltare il resto.







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