And so I’ve learned to go to where we’d want to be

The Ian Fays - Viola (WWNBB, 2024)

Forse non c’è cosa più bella di poter arrivare a dire, un giorno, “and so I’ve learned to go to where we’d want to be”, come cantano Lizzie e Sara Fay dentro Round & Round, una delle loro nuove canzoni. Ascoltando Viola, il primo disco firmato The Ian Fays, quasi un decennio dopo The Most Spectacular Party, puoi vedere davvero questo “dove” che le sorelle californiane hanno sempre voluto raggiungere.
Dal twee fragile e colmo di carezze degli esordi, al suono caldo e pieno di contrasti di oggi, le Ian Fays hanno imparato a mescolare melodie indiepop, slanci indie rock, colori più folk e una nuova e spontanea maturità. Era qui, in queste 16 nuove canzoni, che le Ian Fays volevano essere, da sempre: 

«Quando eravamo adolescenti abbiamo deciso di dare alla band lo stesso nome di un ragazzo della nostra città di cui eravamo tutte innamorate, Ian Fay. Il nome della band è nato come uno scherzo, ma poi è rimasto. Abbiamo persino adottato il cognome di Ian come nostro, e da vent'anni ormai ci identifichiamo con orgoglio come Lizzie Fay e Sara Fay. Con gli anni, poi, siamo diventate amiche di Ian per davvero, e lui era sempre molto gentile con noi, e veniva spesso ai nostri concerti. Purtroppo, Ian è morto inaspettatamente nel 2019. Siamo state invitate a suonare un paio di canzoni durante la sua cerimonia funebre. Per noi è stata un’esperienza molto triste ma anche molto significativa. Penso che quel momento abbia risvegliato certi vecchi sentimenti - sentimenti che riguardavano una particolare epoca della nostra vita che era finita, la vita da adolescenti nella nostra piccola città natale, la vita insieme alle nostre famiglie, la vita in cui desideravamo soltanto incontrare Ian Fay al bowling o al college. Lizzie ha scritto A Song for Ian tre giorni dopo la morte di Ian: è stata la canzone che ha interrotto un blocco che durava da sei anni. Quindici altre nuove canzoni sono seguite e il risultato è il nostro nuovo album, Viola. Il titolo è un omaggio al colore preferito della nostra amata zia Janet. Il colore viola è diventato per noi una fonte di energia, e ci permette di rimanere in contatto con le persone che amiamo, non importa dove si trovino».

Dentro Viola risuona una musica appassionata e capace di una dolcezza travolgente. Ascoltando canzoni come This One’s For You, Mermaid oppure Round & Round vengono in mente artiste come Cat Power, Eleanor Friedberger o Sharon Van Etten, ma anche la minuta delicatezza di certi Grandaddy, per esempio nella title track o in Vanilla. La già citata A Song for Ian è rabbiosa, e scalcia tutta la propria amarezza con una poesia che ricorda certi Decemberists. Il risultato è un album che sa abbracciarti, farti scappare di casa e ubriacarti al tempo stesso. Nel lungo elenco di tutti i luoghi che fanno da sfondo a queste canzoni corrono cento storie di improvvisi viaggi senza meta, notti senza sosta, case abbandonate, giochi di carte inventati, cieli smisurati al tramonto, tantissimi bar, amori che abbiamo perduto ma non abbiamo dimenticato, eppure non trova posto un solo momento di rimpianto o di nostalgia. 


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