Indiepop Jukebox (marzo 2024)

Homework - Dummy Run
Chitarre pavementiane e slabbrate, ineffabili melodie Pastels e testi deliziosamente nonsense cantati nella maniera più indolente che ci sia: per me non manca nulla. Questi sono gli Homework, da Glasgow, e se il vostro cuore batte ancora per quell'indie rock So Nineties che sa catturare anche un certo jangling pop più malinconico, come per esempio negli ultimi anni sono stati capace di fare i Kiwi Jr., qui vi sentirete accolti e saziati. L'anno scorso gli Homework avevano pubblicato un promettente EP di esordio per la Gold Mold Records (vivacissima label già casa di Dancer, Park Safely e Sulka, solo per citare i più recenti nomi interessanti che mi vengono in mente) e ora sono tornati con un nuovo EP intitolato Easy Money. Si apre con il notevolissimo singolo Dummy Run e poi ha due B-side dai colori più Big Star / Teenage Fanclub, secondo centro in fila!




Nights Templar - Half The Year
Se avessi fatto parte di un'associazione giovanile massonica, non so se qualche anno dopo userei quell'esperienza per dare il nome ufficiale al mio gruppo, ma in effetti non conosco abbastanza bene le usanze dei ragazzi di Long Beach, da dove provengono i Nights Templar. Nati nel 2021 dalle ceneri dei The Lice, i Nights Templar si ispirano al suono più algido e scarno di band come Suicide, Throbbing Gristle e primi Cure, ma aggiungendo un tocco più bedroom pop e malinconico. Dopo gli inizi densi di atmosfere horror, e stabilizzata l'attuale formazione in trio, i Nights Templar mettono a punto la loro sinuosa formula di un post-punk minimale e sognante al tempo stesso, fatto di synth vintage, melodie dolenti e torbide, e quell'inquietudine che ti si insinua inesorabile sotto pelle. Ora arrivano al terzo album, Half The Year, pubblicato in cassetta dalla sempre formidabile Paisley Shirt Records di San Francisco: undici fantastiche e ossessive canzoni "adatte sia per sognare ad occhi aperti di giorno che per rimuginare fino a tarda ora la notte".





Majorette - Forever Starts Tuesday EP
Avevo notato il nome di Danielle Salomon, aka Majorette, un paio di anni fa, quando uno dei suoi primi singoli era stato prodotto da Jedediah Smith (Jeanines, My Teenage Stride). Ammetto che nel frattempo avevo perso di vista la cantautrice del Queens, ma per fortuna ci sono label come la Subjangle, sempre molto attenta e prolifica, che ora pubblica Forever Starts Tuesday, delizioso EP che raccoglie praticamente l'intera produzione di Majorette fino ad oggi. Indiepop che sa danzare leggero su toni alla Frankie Cosmos o Allo Darlin, come in Crockpot oppure One Glove, ma anche avvicinarsi a quelle melodie in punti di piedi che ricordano certe Au Revoir Simone. Soprattutto, nella sua musica Majorette sembra sapere evocare molto bene una certa aria d'altri tempi, con molta grazia e ancora più senso dell'umorismo.





Crumbs - You're Just Jealous
Non avrei saputo prevedere che la prossima uscita della Skep Wax (la label curata da Amelia Fletcher e Rob Pursey) sarebbe stata una band che si ispira a Delta 5, B-52s e Au Pairs, ma in effetti ascoltando le prime note di You're Just Jealous, il ritorno dei Crumbs dopo sette anni, bisogna riconoscere che il suono della band di Leeds è davvero irresistibile. Energia post-punk ma con un tocco deliziosamente pop, canzoni che non arrivano quasi mai ai due minuti, ritmi forsennati e linee di basso in primo piano a spingere senza sosta, senza farsi mancare la giusta dose di rabbia e consapevolezza politica. I due singoli che anticipano l'album, ovvero l'agguerrita title track e la più melodica DIY SOS, rappresentano in pieno le due facce di questa formula e fanno ben sperare per il resto che arriverà. Come sintetizza la press release: "post-punk, but with really great pop tunes".




Yea-Ming & The Rumors - I Can't Have It All
Yea-Ming Chen ci ha da sempre abituato a una scrittura elegantemente retrò, con evidenti influenze Sixties, ma a quanto pare per il prossimo disco del suo progetto Yea-Ming & The Rumors ha deciso di fare le cose in grande, realizzando il suo "pop album" definitivo, con un "sound that is more full on indie pop leaning than anything the Rumours have done before". Influenze dichiarate: Camera Obscura e Yo La tengo. OK, I'm in.
I Can't Have It All è in arrivo il prossimo 24 maggio su Dandy Boy Records e il singolo title-track che lo anticipa è una ballata malinconica che racconta una storia di amori complicati e non corrisposti, e che vede la protagonista cercare conforto in una notte di bevute e altre distrazioni non sempre riuscite. I Can’t Have It All vuole essere la colonna sonora perfetta per il classico mattino dopo, tra ripensamenti e una certa malinconica accettazione di sé stessi. La canzone ha un passo morbido e la voce di Yea-Ming si fa via via più sognante: il nuovo album promette decisamente bene.



Marco V Lippini - Simple Stories
Si pronuncia Marco "double V" Lippini, è un cantautore toscano e ha già diverse esperienze alle spalle, avendo già fatto parte di Save The Polar Bears, Arzella Boys e Fast Lights. Per il suo secondo album solista, intitolato Simple Stories, si avvale della produzione di Andrea Franchi (già al lavoro con Paolo Benvegnù) e in alcune tracce sperimenta anche con la lingua italiana. Mi piace la sua scrittura, capace di centrare con grazia e personalità quella intersezione tra folk e indie rock, fatta di canzoni eleganti e ricche di colori diversi, e che può ricordare nomi come Badly Drawn Boy, Turin Brakes o Sondre Lerche. 




Mammoth Penguins - Here
Stanno per tornare anche i Mammoth Penguins della nostra cara Emma Kupa (già negli Standard Fare e poi in coppia con Darren Hayman nella Hayman Kupa Band), ora accompagnata dalla "noisiest rhythm section in indie pop", composta da Mark Boxall al basso e Tom Barden alla batteria. Il prossimo album si intitolerà Here e uscirà il 3 maggio su Fika Recordings. La band di Cambridge spiega che questa volta ha voluto giocare ancora di più con il lato più power-pop e pop-punk del proprio suono, e quindi aspettiamoci canzoni ancora più travolgenti del solito. Sono già usciti due singoli ad anticipare l'album, e sono davvero uno meglio dell'altro: Species racconta con un certo humour la difficoltà quotidiana di capire qual è il nostro posto nel mondo ("Between 200 and 2000 species go extinct each year / I’m not that special but I’m still here / I don’t mean to humble brag / Just trying to make it clear"), mentre Everything That I Write esamina le dinamiche interne di una relazione a lungo termine,  tra fiducia, intimità che a volte si fa un po' forzata, e quella trasparenza esasperata a cui social e cellulari ci costringono: "questa canzone parla principalmente di quando qualcuno ha accesso a ogni parte della tua vita e del tuo cervello, e poi nell’ultima strofa mi lamento e basta".





Been Stellar - Scream from New York, NY,
La quantità di hype che circonda ogni mossa o annuncio dei Been Stellar li può rendere già abbastanza antipatici, ancora prima che esca il loro album di debutto. Soprattutto, una certa stampa per lo più britannica, sembra essersi buttata sul quintetto guidato da Sam Slocum prendendo vecchi articoli di vent'anni fa dedicati agli Strokes e aggiornando semplicemente i nomi. In effetti, i Been Stellar sono sembrati possedere da subito la stessa forza magnetica e lo stesso carisma di Casablancas e soci, magari un po' meno cool e magazine friendly, ma più complessi dal punto di vista musicale. Il prossimo 14 giugno vedrà la luce l'album Scream from New York, NY, pubblicato da Dirty Hit, già casa di 1975, Wolf Alice e Beabadoobee, quindi non esattamente l'ultimo avamposto dell'indie DIY, ma mi pare interessante comunque segnalarlo perché i Been Stellar, con il loro suono stratificato e caotico, in cui convergono Walkmen, Afghan Whigs e Interpol, rappresentano senza dubbio una bella novità e una notevole botta di adrenalina.




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