At the end of the day it will all fall apart

FAR CASPIAN - AUTOFICTION (2025)

“Fill up the time that you’ve missed”: si apre con queste parole, con una missione ma anche con la certezza di qualcosa che si è perduto per sempre, il nuovo disco di Far Caspian, nome d'arte di Joel Johnston. Autofiction, infatti, è stato scritto dopo che la diagnosi del Morbo di Crohn nel 2021, e il conseguente stato di ansia e depressione, avevano quasi fatto perdere ogni speranza a Johnston di poter continuare a fare musica. Poi, il lavoro come produttore per altri artisti e l’apertura del suo studio di registrazione hanno permesso al musicista irlandese di base a Leeds di ritrovare la scintilla originaria: un'idea di musica come rifugio, o forse anche come atto di gratitudine verso ciò che resta quando tutto il resto sembra sfuggirti dalle mani.
"I’ll try change without death as a chance".
Autofiction è il terzo album a nome Far Caspian, e già dal titolo mette in chiaro chi è il protagonista di queste canzoni: niente più vaghe metafore evocative o testi enigmatici, ma una scrittura quasi diaristica, più semplice e diretta, a volte di una sincerità disarmante. Johnston porta in primo piano la propria voce (anche in senso letterale, come spiega, alzandola nel mix delle tracce), e racconta senza filtri l'angoscia di convivere con la malattia, il supporto che ha ricevuto della sua compagna, la fatica e la leggerezza di tutti i giorni, ma anche piccole immagini quotidiane, istantanee in cui non è difficile rispecchiarsi. 
Questo complesso racconto si traduce in un suono caldo e appassionato, un dream pop agitato da uno slancio quasi emo, per usare quasi un paradosso. Impossibile non pensare subito a certe atmosfere trascinanti The Radio Dept. (First Day), oppure a certe malinconie Notwist (Window), o a certi giochi di luce Beach Fossils (Here Is Now, o la title track). 
Johnston aggiunge tra le influenze dichiarate di questo lavoro anche i Broken Social Scene e gli Yo La Tengo, a sottolineare quanto sia importante per l’idea di musica di Far Caspian il saper dosare e distribuire i pieni e i vuoti, progressioni che sembrano abbracciarti e spazi che si aprono d’improvviso e lasciano ogni cosa a galleggiare sospesa. Gli intrecci delle chitarre scintillano come sempre alla perfezione, e ogni dettaglio, ogni elemento sembra aggiunto, o forse distillato, con una cura e una pazienza quasi commoventi. 
Autofiction forse potrà apparire come un meccanismo delicato e fragile, a volte forse troppo nudo e senza filtri, ma è disco che è nato con un motto molto chiaro e preciso: “I’m enjoying this right now and therefore it’s good enough.” E nel processo che riporta Johnson alla pura e dolce gioia della musica  ("The Sound of a Changing Place", per citare il titolo di una canzone qui in scaletta), restiamo presi, coinvolti e sedotti anche noi, fortunati in ascolto.


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