I drawback, I think I've lost my tracks

Dust - Sky Is Falling (Kanine Records, 2025)

Suono viscerale e serrato, batteria frenetica, un sax che taglia in due la notte, una voce distaccata che però, a un certo punto, sembra non farcela più a trattenere la rabbia. Il cielo cade e il caos trova il suo ritmo. Sky Is Falling si apre con Drawbacks (“Dive from the worst part onto the next”) e già capisci che quello dei Dust non si limita a essere “un buon debutto nell’affollato panorama post-punk contemporaneo”: il quintetto di Newcastle (quella in Australia, attenzione) si fionda letteralmente al centro della scena con autorevolezza e stile. 
In bilico tra il gusto per il frastuono (Two Dogs) e una pronunciata inclinazione per la malinconia (Restless), con una certa prevalenza della seconda, il suono dei Dust ha richiamato ragionevoli paragoni con Fontaines D.C. Iceage, Protomartyr e Shame, giusto per citarne alcuni di rilievo, e, in effetti, la profondità e l’energia di questo album pone da subito la band australiana in mezzo a nomi importanti. 
Personalmente, mi piacerebbe che i Dust mostrassero più spesso il carattere di un pezzo come Just Like Ice, con il duello delle voci a non lasciare tregua sopra quel basso che scuote e quell’onda di elettricità che monta alle loro spalle. Ma, alla fine, apprezzo anche il loro lato più romantico e cupo, come in Fairy o, ancora meglio, nella cinematografica chiusura di In Reverie, dove la disillusione sembra farsi poesia urbana e, una volta di più, molto notturna.
Esplosioni, ossessioni, disordine, malessere e lirismo un po’ maledetto: Sky Is Falling è davvero un bell'album, teso e incalzante, e che rivela una maturità decisamente fuori del comune.




Commenti