«Non credo che io ti piacessi davvero, ma ho deciso di correre i miei rischi quando ho capito che qualcuno si sentiva proprio come me»: potrebbe essere l’inizio di un racconto o un romanzo; invece, sono un paio di versi di Kitchen II, la canzone che apre Lucky Now, il nuovo album di Lande Hekt. Il tono della sua poesia è già tutto racchiuso qui, in una sincerità disarmante, nei sentimenti e nelle speranze che questa voce porge nella maniera più autentica, nell’accogliere il mondo per quello che è, e nell’aspettarsi che il mondo faccia altrettanto. Poco importa se alla fine resteremo con “A Million Broken Hearts”, o se ci toccherà ammettere che “I'm overwhelmed by the greed and austerity”.
Quello che le luminose canzoni di Lande Hekt sembrano volerci dire è che, in fondo, la nostalgia, il dolore, quel senso di perdita che non ci abbandona mai, e tutte quelle “giornate sprecate stesi a letto a ripetersi conversazioni nella testa, invece di uscire a guardare il cielo”, non potranno mai superare tutto l’amore e tutta l’energia che l’amore ci trasmette. Il mondo sta andando a pezzi, noi non prestiamo più attenzione a nulla, ma possiamo ancora dare qualcosa, portare una chiarezza rinnovata, fare la nostra parte, guardarci finalmente negli occhi e capire che assieme possiamo rendere questo posto “casa”, che è esattamente l’immagine con cui si conclude il disco.
La cantautrice di Bristol, già frontwoman dei Muncie Girls, prosegue la sua carriera solista realizzando il suo album più maturo, radioso e consapevole, anche se, in apparenza, non esplicitamente politico. Melodie vertiginose (come nella meravigliosa title track), sonorità che si fanno ancora più pop, con riferimenti a The Sundays e The Wedding Present, come è stato da più parti notato, e soprattutto una voce che trasmette serenità e profondità al primo ascolto. La musica che ci fa sentire “fortunati ora”.

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