"Suffer, struggle, picking at the pieces of the puzzle"

LANGKAMER - ''NO'' (BREAKFAST RECORDS, 2026)

Laugh, and the world laughs with you
Cry, and the world laughs at you

A volte dico “questa cosa è senza tempo”, oppure “questa cosa ha un suono classico”, ma in realtà sto soltanto pensando agli Anni Novanta. Un concetto sempre più vago, liofilizzato. Di tutte le cose che ho dimenticato, di tutte le cose che ho lasciato fuori a prendere la pioggia di stagioni e stagioni passate senza che me ne accorgessi, quella pioggia che non smetteva di cadere a spazzare via le memorie con metodo e distanza, è rimasta soltanto una forma lucida e levigata, diminuita e abbreviata. Prima o poi perderò anche quella.
Per quanto le canzoni dei Langkamer esplodano spesso in direzioni imprevedibili, con intrecci di chitarre slacker, folk rock sgangherato e melodie storte e polverose, c’è un carattere persistente che sembra restare comunque presente sullo sfondo della loro musica, un tono severo e rigoroso, una specie di schiva solennità che sostiene anche i momenti più fragorosi ed elettrici. 
Anche in questo nuovo lavoro intitolato semplicemente No risuona quell’elemento “senza tempo”, e sarà per questo motivo che vengono in mente nomi come Pavement o Guided By Voices in più di un’occasione. A differenza di questi riferimenti illustri, però, nei Langkamer non viene mai meno qualcosa che definirei una “disillusa serietà”, un elemento distintivo che pone le loro canzoni su fondamenta più ferme e solide, senza per questo voler dire che la formula suona ovvia o prevedibile, tutt’altro. I Langkamer sono una band tutta d’un pezzo e la loro musica non ha mai momenti di incertezza, e questo loro quarto lavoro lo ribadisce nel migliore e più eloquente dei modi.
Ancora a proposito di certe reminiscenze, bisogna sottolineare che questo disco è stato registrato insieme a Remko Schouten, proprio il fonico storico dei Pavement. La band di Bristol lo ha portato a Zarzalico, sulle colline della Spagna meridionale, per lavorare al disco con calma, lontani dalle pressioni “di una vita troppo frenetica per contare qualcosa”. 
Il contrasto sullo sfondo tra costante movimento e rigore è quello che fa scorrere magnificamente queste undici canzoni, da quelle più trascinanti (Crows, Babe Pig In The City, Easterly) a quelle più teneramente svagate (The Summer I Hit The Wall, Goodnight Zoo).
Insomma, volendo fare la più prevedibile delle battute, nonostante il titolo sia inspiegabilmente un “no”, possiamo in tutta tranquillità affermare che questo album è un pieno e convinto “sì”.


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