“Thousand of people are joining together to play from all over the world”, cantano i Gee Whiz! nella canzone che apre il loro album d’esordio How To Manage A Crisis, ed è un’immagine che riassume bene l’approccio del supergruppo bolognese a questo disco e alla musica in generale: un suono che fondamentalmente unisce e include, che regala viaggi lunghissimi e che ti porta dentro a una festa.
I Gee Whiz! hanno cominciato a prendere forma nell’estate del 2023, e non è un caso che tutto sia nato tra la visione di Get Back, il documentario di Peter Jackson sulle leggendarie sessioni dei Beatles del 1969, e una trasferta a Londra per uno degli storici concerti di reunion dei Blur a Wembley: due coordinate musicali necessarie per comprendere il mondo dei Gee Whiz! e lasciarsi conquistare.
Il supergruppo è composto da Michele “Mike” Giuliani (Lùnapop, Clamat), Mariagiulia Degli Amori (Iosonouncane, Daniela Pes, A Toys Orchestra), Paul Pieretto (Settlefish, A Classic Education) e Giacomo Gelati (Altre di B, Lo Stato Sociale, LaPara): insomma, quello che si può definire un “dream team”. A completare la formazione è arrivato Bruno Germano, nelle vesti di produttore, che ha ospitato i Gee Whiz! nel suo Vacuum Studio per le sessioni di registrazione, mentre il mastering è stato affidato a Carl Saff, a Chicago.
Il sound del quartetto è caratterizzato da melodie a presa rapida, ritmi trascinanti, energia power pop, fuzz di chitarre pirotecniche e riverberi psichedelici: lungo le dieci canzoni di questo esordio non c’è un attimo di sosta e, soprattutto, non viene mai meno la coinvolgente allegria che anima tutto il progetto. Anche il titolo dell’album, infatti, è ironico e, al tempo stesso, programmatico: How To Manage A Crisis non pretende di essere un manuale di sopravvivenza, ma un’incoraggiante risposta collettiva al caos.
Il singolo Mr. Dinosaur ne è il cuore emotivo, una lettera aperta a quelle persone fin troppo sensibili che si sentono fuori posto nella confusione del mondo: “Mr Dinosaur, I know how you feel”, rassicurano i Gee Whiz!. Loro sanno bene che “you hide a heart of gold / behind that scary growl”. E allora la crisi si supera facendosi forza a vicenda: “Don’t you hear the call / of those who really love you? / Oh, baby WE LOVE YOU!”
Anche il resto del disco è popolato da outsider e visioni surreali. Nella fantascientifica Magic Carpets, che scalpita quasi Libertines, anche gli alieni appena atterrati sulla Terra per un contatto amichevole fuggono a gambe levate davanti al delirio del nostro presente. Tra piogge acide, inondazioni, aerei che precipitano e autostrade intasate, il ritornello invita a una resistenza utopistica: “We’d better learn how to ride / magic carpets through skyscrapers”.
Emily, con il suo passo scanzonato e Kinks, rivela la favola psichedelica di una ragazza che scappa nel bosco per affrontare il mondo a modo suo: “Emily knows it’s a cruel world and left home to face it”.
La sinuosa melodia di Little Dan, tra Syd Barrett e Panda Bear, celebra l’immaginazione radicale di un bambino che amava starsene da solo e sapeva farsi rispettare: “He smiled at me and at everyone”.
Saper gestire una crisi, fosse anche l’ultima e definitiva, richiede abilità particolari, che i Gee Whiz! mostrano di saper maneggiare con una certa disinvoltura e un notevole divertimento. Non a caso, la prima canzone scritta per questo disco è stata Big Fireworks, traboccante di nostalgia elettrica e desiderio di evasione, ritorno ai “good old days” con i “good old fellas” di sempre. Due minuti che fremono di rock e caos, chitarre acide e basso incalzante, “space cake pillows and super fuzz”, e dove l’onda d’urto d’euforia arriva a travolgere anche Beck e i Blur, omaggiati tra le righe e le note: “We’ll take off and get high”.
Il supergruppo è composto da Michele “Mike” Giuliani (Lùnapop, Clamat), Mariagiulia Degli Amori (Iosonouncane, Daniela Pes, A Toys Orchestra), Paul Pieretto (Settlefish, A Classic Education) e Giacomo Gelati (Altre di B, Lo Stato Sociale, LaPara): insomma, quello che si può definire un “dream team”. A completare la formazione è arrivato Bruno Germano, nelle vesti di produttore, che ha ospitato i Gee Whiz! nel suo Vacuum Studio per le sessioni di registrazione, mentre il mastering è stato affidato a Carl Saff, a Chicago.
Il sound del quartetto è caratterizzato da melodie a presa rapida, ritmi trascinanti, energia power pop, fuzz di chitarre pirotecniche e riverberi psichedelici: lungo le dieci canzoni di questo esordio non c’è un attimo di sosta e, soprattutto, non viene mai meno la coinvolgente allegria che anima tutto il progetto. Anche il titolo dell’album, infatti, è ironico e, al tempo stesso, programmatico: How To Manage A Crisis non pretende di essere un manuale di sopravvivenza, ma un’incoraggiante risposta collettiva al caos.
Il singolo Mr. Dinosaur ne è il cuore emotivo, una lettera aperta a quelle persone fin troppo sensibili che si sentono fuori posto nella confusione del mondo: “Mr Dinosaur, I know how you feel”, rassicurano i Gee Whiz!. Loro sanno bene che “you hide a heart of gold / behind that scary growl”. E allora la crisi si supera facendosi forza a vicenda: “Don’t you hear the call / of those who really love you? / Oh, baby WE LOVE YOU!”
Anche il resto del disco è popolato da outsider e visioni surreali. Nella fantascientifica Magic Carpets, che scalpita quasi Libertines, anche gli alieni appena atterrati sulla Terra per un contatto amichevole fuggono a gambe levate davanti al delirio del nostro presente. Tra piogge acide, inondazioni, aerei che precipitano e autostrade intasate, il ritornello invita a una resistenza utopistica: “We’d better learn how to ride / magic carpets through skyscrapers”.
Emily, con il suo passo scanzonato e Kinks, rivela la favola psichedelica di una ragazza che scappa nel bosco per affrontare il mondo a modo suo: “Emily knows it’s a cruel world and left home to face it”.
La sinuosa melodia di Little Dan, tra Syd Barrett e Panda Bear, celebra l’immaginazione radicale di un bambino che amava starsene da solo e sapeva farsi rispettare: “He smiled at me and at everyone”.
Saper gestire una crisi, fosse anche l’ultima e definitiva, richiede abilità particolari, che i Gee Whiz! mostrano di saper maneggiare con una certa disinvoltura e un notevole divertimento. Non a caso, la prima canzone scritta per questo disco è stata Big Fireworks, traboccante di nostalgia elettrica e desiderio di evasione, ritorno ai “good old days” con i “good old fellas” di sempre. Due minuti che fremono di rock e caos, chitarre acide e basso incalzante, “space cake pillows and super fuzz”, e dove l’onda d’urto d’euforia arriva a travolgere anche Beck e i Blur, omaggiati tra le righe e le note: “We’ll take off and get high”.
L’energia dei Gee Whiz! però non riesce proprio a stare confinata sopra a un palco o chiusa in una sala di registrazione: deve a tutti i costi coinvolgere chi sta intorno, che siano i vecchi amici o qualcuno che amico lo diventerà presto: “LET’S SING AS LOUD AS YOU CAN” invita The Wake, ed è forse il messaggio definitivo di questo disco,. Certo, ne siamo tutti consapevoli, Gee Whiz! in testa, le cose là fuori non vanno affatto bene. Se lo vogliamo davvero, però, con la musica giusta possiamo “let’s make it totally wrong / but absolutely right”.

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