There is still more music to be heard

Heavenly - 'Highway To Heavenly' (Skep Wax)

«Niente ti prepara a come le canzoni ti portano in direzioni inaspettate, ti spezzano il cuore ogni singolo giorno, e poi fanno sbocciare forme e colori di ogni sorta»: tutta la meraviglia di fronte alla musica cantata da qualcuno che ha attraversato almeno quattro decenni facendo dischi, band ed etichette indipendenti; tutta la meraviglia che così spesso manca nel modo in cui viviamo la musica oggi; tutta la meraviglia che, un paio di strofe dopo, ti porta a chiedere “What more could help us to get out the word”. A quasi trent’anni dall’ultimo disco, gli Heavenly hanno ancora tantissima voglia di “get out the word”, come cantano nella deliziosa Skep Wax (di una leggerezza primaverile molto Pastels), e il nuovo disco Highway To Heavenly lo ribadisce con grande energia e con grande allegria. E mi sembra una bellissima notizia.
C’è qualcosa in questo disco che sembra fuori dal tempo, una semplicità e un candore che rimandano a epoche perdute, forse mai davvero esistite. Da un lato, potresti goderti questi quaranta minuti lontano dalle preoccupazioni del presente. Ma dall’altro, sotto la superficie, percepisci che gli Heavenly stanno costruendo la loro dimensione parallela, dove non c’è mai stato bisogno di inventare etichette ridicole come “twee pop”, nemmeno per rivendicare la propria ribellione alla critica musicale. Una dimensione dove le jangling guitars battono algoritmi e playlist, dove l’inclusività è l’obiettivo finale più importante, e dove la massima spontaneità emotiva rappresenta ancora un valore e una forma di resistenza.
Il ritorno degli Heavenly dopo un’assenza così lunga, e con la formazione praticamente originale (solo Rob Pursey al posto del compianto Mathew Fletcher), avrebbe potuto facilmente ridursi a un esercizio di nostalgia, evocando un passato dorato senza davvero "fartelo vivere" o senza aggiungere nulla. Invece, le canzoni di Highway To Heavenly riescono nell’impresa rara e sorprendente di suonare immediatamente familiari e, allo stesso tempo, incredibilmente vivaci, divertenti e coinvolgenti. Prendi l’apertura di Scene Stealing, con quel ritmo in levare incalzante e quell’organo ossessivo, mentre le voci di Amelia Fletcher e Cathy Rogers si intrecciano e suonano dolcissime come sempre: “We never lose, we never lose ourselves”. È come se gli Heavenly stessero riprendendo il discorso esattamente da dove lo avevano interrotto, laggiù nel lontano Ventesimo Secolo. Portland Town si scatena rock’n’roll e Excuse Me combatte i rimpianti (“We never realised that what we had would be the best it got. Now it’s gone”) alzando il volume delle chitarre fino a diventare quasi punk. Dentro Highway To Heavenly percepisci chiaramente che i ragazzi hanno ancora un sacco di voglia di fare festa e ballare: “Now she’s out on the dance floor / Can’t recall what came before”, cantano in A Different Beat.
Non chiamiamo Highway To Heavenly “un ritorno”; non siamo di fronte alla solita band di vecchie glorie che si riunisce e si concede una svagata vacanza. Questo album è una negazione del tempo lineare, e gli Heavenly sono qui, con molta consapevolezza, per ricordarci dove affondano le radici di quello che, per amore di semplicità, chiamiamo indiepop. 
Abbandonate il vostro cinismo, se ne siete ancora capaci: queste canzonette da tre minuti vi aiuteranno a stare meglio, a regalarvi un istante di sincerità, e a ricordarvi che possiamo ancora rendere il mondo un posto migliore. Il fatto che la musica possa farti tutto questo, sì, è proprio una grande meraviglia.



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