We're too far to see who we used to be

The Notwist - News from Planet Zombie (Morr Music, 2026)


I won′t sing in vain
Like all the others
I won't get insane
Like all the others


L'altro giorno toccava a me scegliere il disco della settimana di NEU Radio, e la scelta è stata abbastanza semplice, dato che è appena uscito il nuovo, meraviglioso album di una delle band che abbiamo sempre seguito e suonato lungo tutta la storia di questa trasmissione e di questo blog, ovvero The Notwist
Sono passati più di trent’anni da quando è cominciata l’avventura musicale del collettivo tedesco guidato dai fratelli Markus e Micha Acher, eppure i Notwist continuano a spingersi in avanti con una curiosità e un'attitudine alla trasformazione che lascia incantati, tanto a ogni uscita discografica quanto a ogni occasione di vederli in concerto (la prossima data qui a Bologna è il 16 aprile al Locomotiv Club, già sold out).
Il loro decimo album si intitola News from Planet Zombie ed è un un lavoro che guarda al presente con una malinconica lucidità, con disincanto ma anche con una sorprendente dose di calore e umanità. I Notwist ci hanno sempre fatto attraversare territori musicali molto diversi, dal post-punk degli Anni Novanta all’elettronica più sofisticata, dal trip-hop al krautrock, passando per un jazz sperimentale e notturno. L’album precedente, Vertigo Days del 2023, aveva una dimensione fortemente collaborativa (con molti interventi di artisti anche a distanza), e si può dire che News from Planet Zombie, da un lato, spinge ancora più avanti questa direzione, ma dall’altro recupera anche un approccio live, più fisico e più diretto. 
Come è stato notato da diverse parti, l’importanza di questo disco, in un certo senso, risiede nello stesso metodo con cui è stato creato, dato che i Notwist hanno deciso di suonare e registrare tutti insieme nella stessa sala, con collaboratori, amici o semplici visitatori che andavano e venivano da uno spazio ricavato all’interno del centro culturale Import Export di Monaco.
Ne è uscito un disco che, da una parte, torna a una certa travolgente irruenza chitarristica degli esordi (come nell’inquieto singolo X-Ray o nella tumultuosa The Turning), dall’altra gioca con quelle atmosfere più sofisticate, rarefatte e scopertamente sentimentali, che, dopo tutti questi anni, i Notwist sanno maneggiare e declinare con un’accuratezza davvero ammirevole e commovente (su tutte, Who We Used To Be, che ricorda le melodie distillate di capolavori come Consequences o Gloomy Planets).
Da notare, anche, che sebbene i Notwist non siano esattamente famosi come interpreti di cover, in questo disco ne inseriscono addirittura due: una splendida versione di Red Sun di Neil Young, e una rivisitazione di How the Story Ends dei Lovers, gruppo folk-pop di Athens, Georgia. Queste cover si inseriscono a meraviglia nel flusso dell'album, rivelando un prezioso aspetto dei Notwist che non conoscevamo.
Questo malandato “pianeta zombie” che il titolo richiama è una metafora delle ansie del nostro presente, un presente che a volte sembra muoversi per inerzia, sospeso tra stanchezza, una disperata sopravvivenza e una perversa voglia di autodistruzione("Undead vampires, zombies and reptiles / They grow underneath our feet / But politics and leaders try to deceive us / Idiots they steal and succeed"). Come sempre, i Notwist non offrono soluzioni facili né proclami altisonanti, preferiscono lavorare sui frammenti, sulle piccole osservazioni del quotidiano, sulle nostre impressioni e sui nostri sentimenti ("By this river, we found a language / That can spell you and me"), ovvero tutto quello che ci rende ancora, nonostante tutto, umani, pronti a fronteggiare l’ennesima schiera di zombie che sta per arrivarci addosso.



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