You know it’ll end in tears

Would-Be-Goods - Tears Before Bedtime

Scorri il track-by-track scritto dai Would-be-goods sulle pagine di Triste Sunset per presentare il nuovo album Tears Before Bedtime, e hai già un piccolo ma variopinto campione dell’affascinante universo poetico abitato dalla band londinese: ispirazioni che vanno dai racconti Ray Bradbury alle opere di Tennessee Williams, il cinema di Truffaut e l’inevitabile kitchen sink drama, un quadro di Sargent, un artista vittoriano chiamato Richard Dadd e, addirittura, una rilettura garage rock dell’antico mito greco di Leda. 
Questo nuovo album dei Would-be-goods, il primo da Eventyr del 2008, è come sempre una raccolta di canzoni eleganti, capaci di portarti dentro un libro di fiabe, con un’atmosfera senza tempo, sospesa tra innocenza e disincanto, leggerezza e irrimediabile malinconia. C’è sempre una stilettata di fatalismo pronta a colpirti quando stavi per lasciarti andare, e a più riprese si fa viva la consapevolezza che noi non siamo quasi mai quelli a cui le cose, alla fine, vanno per il verso giusto.
Come fotografie di epoche dimenticate, le canzoni di Tears Before Bedtime ci mostrano un indiepop stratificato e dagli arrangiamenti raffinati, che incorpora le suggestioni più diverse: dallo swing Sixties alle chanson francesi, dal tango alle movenze Mod, con l’occasionale aggiunta di accenti jazz. L’inconfondibile voce di Jessica Griffin ci regala da ormai quattro decenni melodie che incantano, come se gli anni non fossero mai passati, e ad accompagnarla in questo disco c’è una formazione di tutto rispetto: Peter Momtchiloff (Heavenly, Talulah Gosh) alla chitarra, Debbie Greensmith (Thee Headcoatees e molti altri) alla batteria e Andy Warren (The Monochrome Set, Adam and the Ants) al basso. La line-up di arricchisce poi di ospiti che contribuiscono con organi, pianoforti, vibrafoni, violoncelli, trombe e flauti, tutto per rendere questo il disco più ricco e incantevole di sempre dei Would-be-goods.


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