"I don’t write songs for pleasure"

Slippers - Slippers 08 (Perennial / K Records)

Tutta quella musica che sembra scorrere ai margini delle cose, lontana dal tempo veloce che decide il senso di un’epoca. Tutta quella musica che ancora mi tiene prigioniero, come un sorriso non detto, lo sguardo che ci scambiavamo da lontano, il soffio d’ombra che hai lasciato tra le mie parole. Indiepop che passi inosservato, come le figure ordinarie dentro le tue canzoni, nel breve turno tra felicità modeste e inquietudini a cui è difficile dare un nome. Indiepop che custodisci ogni ricordo incredibilmente nitido e preciso di quello che resta dei miei sentimenti. Senza pretese, è tutto qui.
Quasi per caso, niente di troppo solenne, Madeline BB, in arte Slippers, nel bel mezzo del suo nuovo album Slippers 08 dichiara “I don’t write songs for pleasure”. È un passaggio chiave. Lì c’è una storia di relazioni sbilanciate (“As if running around you makes sense for me / But what about me?”), ma credo sia un verso importante per mostrarci anche altro. 
Le canzoni di Slippers trovano un delizioso e commovente equilibrio tra l'invitante dolcezza delle melodie e la disillusione senza rimedio di quelle domeniche in cui ti rendi conto che la tua vita sta girando a vuoto ("I get down by the weight of things"). Madeline sa prendere gli ingredienti più semplici e irresistibili (chitarre scintillanti, power pop, armonie da girl group Anni Sessanta, quel pizzico di lo-fi da cameretta) e li assembla con una precisione quasi disarmante. Merito anche della presenza di un notevole dream team alla produzione: Mo Troper, Joo Joo Ashworth e Fred Thomas.
Il risultato è un album che dura poco più di mezz’ora ma lascia addosso la sensazione di avere raccontato una vita (come già ci era successo con il clamoroso singolo Wants For Everyone). Canzoni spesso sotto i due minuti dentro le quali puoi trovare interi mondi. C’è la lezione dei classici (l'attacco quasi Beach Boys di Reading Lucy's Diary) ma anche l’incedere sghembo di un certo twee-pop anni Novanta (quegli echi così Softies in Until You Can't Give Up On Me), la delicatezza contemporanea di voci come Frankie Cosmos o Lande Hekt (Til You Know mi fa singhiozzare), e una sensibilità melodica che rende ogni ritornello familiare già dal primo ascolto. 
La vera magia di questo disco, però, è come riesce a modulare il contrasto tra forma e contenuto. Le superfici sono luminose, leggere, dolcissime, ma appena sotto si agitano dubbi, malinconie e piccoli fallimenti quotidiani. Madeline BB ha un talento speciale nel trasformare una frase apparentemente romantica in una battuta ironica, o nel nascondere una riflessione amara dentro una melodia che sembra uscita da un cartone animato. Slippers 08 è un album che ti conquista con naturalezza e spontaneità, proprio in un’epoca in cui tutto sembra spingere verso la complicazione e l’artificio. Forse non sarà stato "for pleasure", ma bisogna riconoscere che il "pleasure" è tutto nostro nel riscoprire la verità delle piccole grandi canzoni pop, quelle che ti fanno sentire semplicemente più umano e vivo.

 
 

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