The Simple Present

The Simple Present - Early Days

Ingrato tempo presente. Il tempo verbale, intendo. Ci aggrappiamo ai ricordi, preferiamo raccontare quello che è stato, oppure facciamo sogni improbabili, ci concediamo di immaginare quello che sarà. La nostalgia del passato ha un linguaggio che ben conosciamo, mentre il futuro si approfitta dei nostri esili desideri. Il presente, nel mezzo, sembra sempre troppo normale, troppo feriale, troppo poco spettacolare. Non lo afferri, non lo inquadri, non lo capisci mai per davvero. “Simple present” lo chiamano gli anglofoni, ma cosa ci sia di semplice davvero non si sa.
Forse è anche per questo che Early Days, album d’esordio delle The Simple Present (pubblicato da Kleine Untergrund Schallplatten e Shelflife), mi ha conquistato tanto in fretta. Perché è un disco che non insegue colpi di scena, non si rinchiude in una malinconia a buon mercato e non ha alcuna fretta di correre a dimostrarti chissà cosa. Osserva il mondo che lo circonda con garbata circospezione, riuscendo a trovare sempre il tono giusto per raccontare cose normali come una passeggiata intorno a un lago (I Found Something), un libro dimenticato sopra una panchina (Words Of Encouragement), l'affetto per un'insegnante di canto (I Love My Hair), perfino la frustrazione di perdere a un gioco di società (Everything At Once). Piccole cose, apparentemente. Ma è proprio lì, in quel “presente semplice” che la nostra vita succede.
The Simple Present sono un duo di Stoccarda composto da Cathrin Haller e Sabine Dangelmaier, le quali, chiaramente per colpirmi definitivamente al cuore, indicano tra le loro principali influenze classici Eighties come le Marine Girls ma anche, e soprattutto, “Swedish indie pop of the late 2000s (Sambassadeur, Alpaca Sports)”. 
Eppure, Early Days non suona affatto come un esercizio di stile o un catalogo di citazioni. Ha la consapevolezza di chi ha passato anni ad ascoltare la musica giusta e che, al momento di scriverne una propria, ha scelto la strada più difficile: quella di parlare con una voce semplice, di parlare al presente. Melodie incantevoli e a presa rapida, con un po’ di primavera B&S e un po’ di autunno Cats On Fire (e aggiungiamo anche un paio di colori estivi e bossanoveggianti), chitarre scintillanti mai invadenti, arrangiamenti leggerissimi, quasi trasparenti. Otto canzoni appena, ma sufficienti a ricordarti che il presente è qui, e vale la pena fermarsi un attimo ad ascoltarne la poesia.




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