Le estati in giro in macchina, le strade dritte della Bassa, tutto il tempo abbacinante davanti e le chitarre arroganti dei Dinosaur Jr. che strappavano l’aria. Quelle cassette in autoreverse sono ancora, per me, il suono stesso della stagione estiva, della distanza sempre sognata, tra l'indolenza un po' amara e disillusa della voce di J Mascis e la scossa elettrica dell'asprezza di quelle canzoni svelte e decise. Come si dice in questi casi, una giovinezza.
Tutto è tornato incredibilmente presente e nitido quando ieri sera ho ascoltato (almeno cinque volte di fila, devo ammettere) Several Got Away, il nuovo singolo dei Dinosaur Jr., che forse suona esattamente come mille altre canzoni dei Dinosaur che hai amato tutta la vita, ma che è capace di ripetere, come fosse la prima volta, il miracolo.
Several Got Away anticipa il tredicesimo album della band di Amherst, Massachusetts, il primo da cinque anni a questa parte, intitolato There Near e in arrivo il prossimo 28 agosto su Jagjaguwar.
Mi sembra estremamente appropriato che J Mascis cominci a parlare del nuovo disco parlando nel dettaglio di attrezzature:
«Ho comprato lo stesso amplificatore che aveva Chris Dixon [produttore dell'album d'esordio dei Dinosaur, nel 1985 - ndr] quando abbiamo registrato il nostro primo album. Chris ci aveva registrato a casa sua con il suo amplificatore. Ha un suono davvero interessante che non sentivo da un po'. Ed è qualcosa a cui stavo cercando di tornare in questo album. I Rolling Stones iniziarono a usare i Mesa Boogie negli anni Settanta dopo aver sentito come lo suonava Santana. Poi i Clash copiarono i Rolling Stones, e così via. Con il passare degli anni, con il MK 2 e i modelli successivi, il Boogie ha assunto un suono più metal. Ma il MK 1 ha un suono tipo Fender potenziato. Hai presente quando si sente dire che Rick Rubin fa sedere le band che produce, mette su il loro primo album e dice loro: "Torniamo a quel suono". Ecco, io mi sono semplicemente dato quel consiglio da solo».
Anche questo nuovo singolo racchiude il consueto ermetismo poetico (diciamo così) che è indissolubilmente legato alla musica dei Dinosaur. La mia strofa preferita è quella che più o meno canta "Sell me short, and yet, you're here to stay / Moving slower / Did you know her?". Maccosa?
«Non sono sempre sicuro di cosa parli una canzone quando la scrivo. Immagino che qualche significato apparirà a un certo punto. Uso le parole che mi vengono in mente. E molto viene influenzato da qualsiasi testo esoterico stia leggendo in quel momento. Cerco di non pensarci troppo. Trovo fastidioso che Spotify mostri tutti i testi di una canzone. Che divertimento c'è?».
Non lo so, ma direi che insieme a J Mascis, Lou Barlow e Murph il divertimento non possa che essere tutto nostro.

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