A Brighter Kind of Almost

Foglights - Nous Deux

A Brighter Kind of Almost è un titolo che in cinque parole riesce a racchiudere già un’intera poetica. Una luce sospesa, da fine pomeriggio, nel momento in cui le cose per un attimo sembrano risplendere più vive, prima di cominciare a perdere i contorni. Ma al tempo stesso rivela un’incertezza, la presenza inappellabile di qualcosa che non si è compiuto e rimane lì, a ricordarci al crepuscolo l’imperfezione ostinata dei nostri giorni e delle nostre ore. 
A Brighter Kind of Almost è la canzone che chiude Nous Deux, l’EP di esordio dei Foglights, nuovo progetto musicale che vede assieme Eva Antonia Tedeschi (The Cords) e Archie Ingram, aka Stone Anthem. La musica si apre su un paesaggio bucolico, tra cinguettii di uccelli, un organo sullo sfondo e un arrangiamento arioso. Ingram apre le porte di una psichedelia sognante, mentre Eva aggiunge carezze pop. Le voci e le parole si rincorrono e si intrecciano negli echi, la melodia non vuole chiudersi, continua a spingersi più avanti, il loop impalpabile resta sospeso in un “almost” luminoso, sempre più luminoso, “brighter”.
È l’immagine perfetta per spiegare tutta l’idea di questo EP, che non a caso si apre con una canzone intitolata The Rain Felt Kind. Quello dei Foglights è un indiepop che ha una genealogia importante: Mazzy Star, Spacemen 3, i Velvet Underground, come per esempio in The Day The Light Stayed (Longer Than Us), che sembra citare una versione celestiale di I’m Set Free. Aggiungerei anche un paio di nomi più vicini nel tempo, come Proper Ornaments e Ultimate Painting, maestri di una scrittura pop psichedelica che sapeva essere indolente e suggestiva al tempo stesso. 
Anche nella musica dei Foglights tutti gli spigoli sono smussati, il suono sembra arrivare prudente, come a portare una piccola gentilezza meteorologica, o come per lenire un dolore. Tra cori sussurrati, accordi di chitarre che tremolano come fiammelle di candele, qualche tocco premuroso di organo o violino, ad aggiungere ulteriore profondità al suono, questa prima prova dei Foglights ci introduce una band che riesce a essere più di una semplice somma dei suoi due componenti, e che soprattutto sa raccontare certe fragili malinconie con niente affatto fragili mezzi poetici.



Commenti