Tutto si muove in fretta, le stagioni passano, le città cambiano faccia, le persone arrivano e spariscono, e alla fine anche il narratore allo specchio si trova costretto ad ammettere “Maybe this is just what I am now”. E se per caso qualcuno dovesse scoprire cosa mi è successo, tenetelo per voi e risparmiatemi il dolore: quella persona se n'è andata.
It Goes On, in buona parte, è un disco sul tempo che ci sfugge via e che a volte non ci porta nessuna crescita e nessuna vera trasformazione. Ogni cosa ci scivola di mano: “It’s like the sun has gone and set a couple hours too soon” nota Paperchains. “Have you heard that the boys, they are gone this time?” canta il ritornello di Kick Stones, proprio in apertura.
I Westside Cowboy, come è giusto alla loro età , raccontano le difficoltà di riconoscersi e capirci qualcosa mentre si sta crescendo, oppressi da un’ansia per il futuro che incombe con o senza di noi, un’ansia a cui fatichiamo a dare un nome: “We are a worried age / Where your panic feels more real than a thought”.
Ed è una grande qualità dei Westside Cowboy non lasciare che questa inquietudine li faccia colare a picco e li soffochi: al contrario, queste canzoni riescono a indirizzarla verso un suono elettrizzante, melodie memorabili, chitarre, batterie e armonie che, se dovessi descrivere in una sola parola, definirei “vitali”. È come se tutta la paura di non sapere dove stiamo andando confluisse in una grande catarsi collettiva.
Se, da una parte, la (fin troppo?) springsteeniana Pin Up Boys osserva spietata “Something changed when I got older / Now the hours move like death”, dall’altra parte, in chiusura, troviamo You Could Have Died There on the Dancefloor, che con un incedere ostinato e grandioso, degno dei Parquet Courts, non smette di crederci e implora una seconda occasione: “Oh, I am everything but perfect / But I'm trying, so please keep me around / Please keep me around”.
It Goes On potrà essere un disco “giovane”, ma non c’è ingenuità qui; potrà essere un disco che parla fin troppo di inquietudine, ma non ci sono paura o disperazione qui. C’è un indie rock incredibilmente maturo e ricco, che parte dalla lezione di band ormai classiche come Walkmen, Okkervill River e National, giusto per fare qualche esempio, e la traduce per una generazione nuova, che in queste strofe saprà trovare nuove parole d’ordine, nuove risposte da gridare in faccia al mondo, mentre noi cerchiamo maldestramente di capire come restare in piedi.

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