«A New York, ora, sono diventati tutti un po' più silenziosi, ma sono ancora lì: questa scena downtown di leader del pensiero di destra che, se li stuzzichi un po', ti rendi conto che sono tutti hipster falliti. Curtis Yarvin è un hipster fallito. L'esempio perfetto è Gavin McInnes, no? Ti trasferisci da Montreal a New York, fondi Vice, poi lo abbandoni e fondi i Proud Boys del cazzo. La destra, nel nostro paese, è gestita da hipster effeminati e falliti. Questo mi ha fatto riflettere sul declino dell'ottimismo dei millennial. [...] Tutti questi millennial di sinistra hanno subìto una completa disillusione e si sono avvelenati di ironia, e poi molti di loro si sono spostati a destra.
[...] Ripensandoci, Hipster Runoff è una capsula del tempo davvero eccezionale. È molto interessante, perché non è migliore di nessuno di quelli di cui parla, ma tutti gli altri si sono convinti del contrario, e questa è una tensione davvero intrigante. Adoro Hipster Runoff soprattutto perché penso sia stato uno scrittore esilarante, ma è stato anche l'inizio di questo forte movimento che ha portato dall'ottimismo sincero dei millennial a un processo di intossicazione da ironia. Lui è stato il paziente zero. Con lui la sincerità dell'hipster si trasforma in un "non è cool avere a cuore le cose". La caratteristica principale di Hipster Runoff è stata la sua mancanza di valori, ed è proprio questo che lo rende così divertente da leggere. Non ha idee, né valori, né convinzioni, o almeno, il suo personaggio non le ha, non so nulla di Carles in persona. Però questa è diventata la linea di pensiero principale, una sorta di "forza personale" come conseguenza del rinnegamento dei valori, e in gran parte ciò è dovuto a tutti quei movimenti politici di sinistra della fine degli anni 2000 e dei primi anni 2010».
Ho voluto copiare per intero questo lungo passaggio di una bellissima intervista che Larry Fitzmaurice ha fatto al giovane cantautore Lex Walton per vari motivi: primo, perché sono sempre stato molto affascinato dal personaggio di Carles, dalla scena e dallo Zeitgeist che rappresentava, avendone seguito, quasi minuto per minuto, "the rise and fall. E quindi ogni interpretazione - anche critica come in questo caso - di quella piccola epoca veloce e sconclusionata mi interessa sempre molto.
Secondo: pur essendo consapevole che io stesso sono perfettamente e prevedibilissimamente in target per una canzone intitolata Hipster Runoff, quando leggo una meta-strofa come "Maybe if you stream this song / Enough times on your phone / It'll pay for a drone / That'll take care of all of this" non posso fare a meno di sorridere e ammirare, e domandarmi da dove viene questa voce.
Ma, soprattutto, questa lunga citazione mostra molto bene quanta riflessione e consapevolezza ci sia dentro ogni singolo verso, ogni singola canzone che Lex Walton canta. Anche un pezzo dedicato a un (dimenticato / dimenticabile) blogger degli Anni Zero, che altri avrebbero tranquillamente liquidato con qualche meme e un paio di inside joke. Del resto, lo stesso video della canzone racconta con un certo humour tutto il ciclo vitale di un qualunque fenomeno musicale degli anni Duemila (interpretato dalla stessa Lex), dai trionfi ai fallimenti, dalle rivelazioni sgradevoli, alla cancellazione e infine all'oblio.
Ma Lex Walton non mi sembra una tipa che liquida e sceglie mai la via più semplice, o che si lascia sfuggire un'occasione in più per riflettere sulla sua condizione di artista e sulla sua relazione con il pubblico e con il nostro tempo in generale. Questa ragazza ha appena venticinque anni e la sua pagina Bandcamp trabocca già di frenetiche produzioni DIY super stratificate, impetuosa bassa fedeltà, testi che a volte si avvicinano più alla forma del saggio o del diario che a quella di una semplice canzone, e titoli francamente spassosi, del tipo Just Turn Off Your Bodycam And Kiss Me, Hell Has An Open Bar e Preteen On Omegle Blues.
Lex Walton aveva già un curriculum notevole: ha collaborato con Geese, Ezra Furman e Devi McCallion (Black Dresses, Girls Rituals), tutte influenze che si possono rintracciare in qualche misura anche nella sua copiosa produzione solista; ha avuto esperienze come attrice (Castration Movie di Louise Weard) e ha scritto un appassionato manifesto intitolato "The Sound Rocker's Prayer" (con una postilla aggiunta qualche mese fa).
Poi di lei si è accorto niente meno che Dan Boeckner (Wolf Parade, Handsome Furs), il quale l'ha aiutata a produrre il suo primo e vero album, niente meno che per Sub Pop, questo nuovo e clamoroso Ultimate Love Forever. Quello dei Wolf Parade, in effetti, è un paragone che viene subito in mente quando si ascolta la musica di Lex Walton (vedi Hipster Runoff, per l'appunto), e non solo per qualche affinità sonica, ma per la stessa irruenza, la stessa irrequieta eccitazione, per la stessa attitudine a sovraccaricare certi passaggi in crescendo, fino a far deflagrare ogni cosa in un climax esausto e potente.
Lo scarto, rispetto alla band canadese, forse sta semplicemente in questi vent'anni di differenza: vent'anni passati a consumarsi in discussioni online, la feccia del subconscio collettivo emerso dai social network, esaurimenti nervosi in pubblico, ulteriore crollo della società, ansia ambientale, una tendenza a mostrarsi iper-confessionali e, al tempo stesso, iper-critici verso sé stessi come atteggiamento politico.
Ultimate Love Forever, sette canzoni in venti minuti, è un'istantanea immacolata e viva di cosa può ancora dire l'indie rock in questo nostro stremato presente. Picchiare duro alla Protomartyr (Yr Op-Ed Won’t Get You Into Heaven Anymore), mettere in piedi un circo colorato alla Of Montreal (USA = FAG NATION), o divertirsi ballando con gli Strokes, come nella gloriosa title track. In questo disco, insieme a Lex Walton suonano, tra gli altri, anche Emily Green e Sam Revaz dei Geese, Sarah Neufeld degli Arcade Fire e Scotty Malcolm. Le canzoni citano John Singer Sargent (!) e Lautrémont, Adrian Borland dei The Sound, "pink-haired nonbinary bitches" e certi cantautori moderni che si accontentano di imitare Neil Young. Suona tutto molto epico ma anche nitido e attuale: attuale in una maniera quasi dolorosa, pensando a questa giovane generazione, a quello che si trova a sopportare e a ereditare ("My country's enacting fascist overreach / But at least GQ tells me / Guitar music is selling again"), ma anche "attuale" nel senso di nuovo, perché lascia intravedere una sensibilità e una consapevolezza ulteriore, che non si accontenta di replicare passiva modelli e stereotipi, mette in discussione con intelligenza ogni elemento del proprio contesto, compresa la posizione dell'io narrante, ed è capace di divertirsi (e divertirci) tantissimo.

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