Oh no, here it comes now, nostalgia is gonna roll you over

 
Ultra Lights - Pleasure’s All Yours (2026)

Qualcuno potrebbe pensare che gli Ultra Lights abbiano scelto il tempo con una certa accortezza e malizia: proprio nell’estate in cui un nuovo disco degli Strokes lascia pubblico e addetti ai lavori divisi a domandarsi cosa possiamo chiedere ancora a Casablancas e compagni, la band di Atlanta arriva con l'impetuoso Pleasure’s All Yours, undici canzoni che sembrano trasportate qui con una macchina del tempo partita proprio intorno al 2001.
Ma nonostante tutto, Pleasure’s All Yours non è un "semplice" esercizio di nostalgia nei confronti di quell’epoca di chitarre newyorkesi e cravatte strette: è, piuttosto, il tentativo (a mio parere riuscito alla grande), di riprendere quel linguaggio con la consapevolezza di chi quegli anni li ha vissuti per davvero. A guidare gli Ultra Lights, infatti, c’è l'over-40 John Robinson, già nei Turf War e negli Illegal Drugs: indie rock sporco, ritmi asciutti, melodie che entrano in testa al primo ascolto e una scrittura che sa trasformare attitudine garage in qualcosa di sorprendentemente pop. 
Se, da un lato, Pavement, Replacements, Johnny Thunders e naturalmente il santino di Is This It sono riferimenti riconoscibili e dichiarati, dall’altro, il risultato che ne esce non suona per nulla come una stanca copia. Piuttosto, possiamo dire che una formula nota ed efficace viene rimessa in circolo con sufficiente energia ed entusiasmo da tornare a sembrare nuova: del resto, "Ultra Light’s the most influenced by what I would have been listening to when I first started playing music", come ammette lo stesso Robinson.
In ogni caso, alla fine dei conti, si tratta di canzoni, e dentro Pleasure’s All Yours, le canzoni, i loro riff memorabili e il suono robusto e schietto ci sono eccome: Bad Feeling, Nostalgia, la stessa title track, solo per citarne alcune, hanno quella qualità rara per ti sembrano familiare già prima di aver finito di ascoltarle. E sotto l’apparente leggerezza si muove un’ironia piuttosto corrosiva: Robinson canta di tempo che passa, insicurezze, disillusione e desiderio di restare immaturi con un sarcasmo che rende difficile capire dove finisca la confessione e inizi l'ironia. Sotto le chitarre trascinanti, i testi suggeriscono che forse non c’è poi molto per cui essere ottimisti (vedi What’s Wrong oppure Wild On The Outside).
Questo esordio "maturo" non pretende di inventare chissà quale un nuovo vocabolario, non insegue effetti speciali, ma bisogna riconoscere agli Ultra Lights il merito di rendere un suono considerato vintage di seconda mano nuovamente trascinante, vitale e, mi sbilancio, intensamente giovane.



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