We’re contemporary from back in the day

Railcard - Two Steps At A Time

Secondo quanto riportano le biografie ufficiali, Rachel Love, Ian Button e Peter Momtchiloff si sono incontrati a un concerto nel 2025, hanno scoperto di avere la stessa età e hanno ritenuto che quella fosse una ragione sufficiente per decidere di cominciare un nuovo progetto musicale insieme. Credo sia plausibile supporre che i tre conoscevano le rispette carriere da ben prima. Rachel Love ha fatto parte delle leggendarie Dolly Mixture, mentre gli altri possono vantare nomi come Talulah Gosh, Heavenly e Would Be Goods nei loro curriculum. Aggiungiamo che la quarta componente ad aggiungersi alla nuova band è stata Allison Thomson, già nei Trash Can Sinatras. Possiamo quindi avanzare più di qualche dubbio al fatto che sia stata soltanto una coincidenza anagrafica a spingere i nostri eroi a formare i Railcard (subito accasati su Skep Wax e Slumberland). Anzi, qualcuno potrebbe obiettare che in età matura formare una band è un'idea davvero poco ragionevole e raccomandabile. Non perché uno abbia smesso di amare l’idea di mettere in piedi una band, ma perché nel frattempo la vita ci ha accumulato davanti ben altre incombenze e ostacoli: mutuo, figli, mal di schiena, tracollo del mercato discografico…
I Railcard, evidentemente, hanno giudicato tutto questo secondario, e hanno lasciato prevalere la voglia di continuare a fare quello che hanno sempre fatto, ovvero scrivere meravigliosi e fondamentali capitoli di storia dell’indiepop. Con ammirevole modestia, si nascondono dietro un’innocente strofa semi-autobiografica: “1962 forever / All our birthdays are close together / That’s why we formed the band / You gotta understand”. Poi, con la massima naturalezza, ci regalano l’album Two Steps At A Time, un lavoro che mette bene in chiaro come i suoi autori abbiano ascoltato e suonato moltissima musica e che, a quanto pare, non esista ancora alcun motivo valido per smettere.
A questo proposito, la canzone che dà il titolo al disco è anche una chiara dichiarazione d’intenti: «I can’t slow down / Or even turn around», cantano i Railcard. Il testo parla di scorciatoie, cimiteri attraversati di corsa e crepe nei marciapiedi da evitare con un salto, ma quello che racconta riguarda una missione, o meglio, una vocazione: “They don’t expect me to move like that / But it’s the only way for me”.
Il suono dell’album si muove con grazia su un pop barocco dai colori Sixties, come il Bacharach di Flannelette (una canzone che parla di come la vita sembra migliorare sensibilmente grazie alla scelta del tessuto giusto) o i Kinks dentro I’m A Disaster. Hillman Minx potrebbe passare per un classico dei Belle and Sebastian (anche qui una storia di tempo che è passato ma non passa veramente “as long as we are together”), Runaround vorrebbe essere “like a school choir doing The Raincoats”, mentre Unstable Neighbour aggiunge una prospettiva più kraut e Stereolab. Le voci di Rachel Love e Ian Button si alternano con naturalezza: la prima accarezza ed è più luminosa, la seconda le fa da contrappunto più bassa e ruvida. 
Insomma, godendosi le piacevoli e accurate canzoni di questo Two Steps At A Time bisogna riconoscere che è proprio una fortuna che tutti questi musicisti abbiano scoperto di avere la stessa età, ed è proprio una fortuna (questa volta per noi) che questa età non sia affatto d'intralcio all’energia e all'eleganza con cui i Railcard scrivono e suonano.



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