Il quartetto di Glasgow arriva all’atteso album di debutto su Meritorio Records con dodici canzoni che hanno l'aria casuale di piccoli incidenti felici: chitarre indisciplinate ma eleganti, melodie al tempo stesso sghembe e luminose, versi che si incamminano per strade secondarie senza sapere bene dove ti porteranno e, in fondo a tutto, un cuore sentimentale che batte appena sotto la superficie sorridente (non a caso “Oh I wish this wasn't the end / But sadly it is / So goodnight” è il melodrammatico commiato dell’ultima canzone sul disco).
Bang Here If Stuck si muove sulle coordinate di un indie rock molto Nineties, ma anche molto emotivo e spontaneo. L’apertura trionfale di Heroes Welcome, che parte molto Teenage Fanclub, ASAP che corre vivace e Weezer (“It’s not so bad / I could skate / On the iris of your eyes), i cinquanta secondi di Velcro che deragliano Guided By Voices, a loro volta quasi esplicitamente citati (forse) nel titolo di GVB, e infine Made, che ti regala quel brivido da Major League dei Pavement che ti fa luccicare gli occhi (“Rated success / At the sellers address / I hope I’m the guest / At the roll call”: Malkmus would approve!).
Gli Homework raccontano di avere registrato praticamente l’intero disco dal vivo in studio per cogliere il più possibile l’immediatezza della loro musica e “quella specie di caos entusiasta in cui ogni cosa trova esattamente il suo posto”, anche se non capisci bene quale sia davvero, e quale potrà essere tra un attimo. “Do you know if this is the time or the place?” domandano a un certo punto: per quanto mi riguarda, la risposta è un convinto e appassionato sì.

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