How many times will love swallow your life?

Wishy - Nature's Pill

Euforia e autocommiserazione, desideri incontenibili e brutte figure, la voglia di buttarsi con la faccia sul cuscino e al tempo stesso dichiarare guerra al mondo: i Wishy raccontano a meraviglia l'amore adolescente come non volevamo assolutamente ricordarcelo. Dentro Nature's Pill, secondo album della band di Indianapolis, Kevin Krauter e Nina Pitchkites trasformano ogni piccolo disastro sentimentale che hanno e abbiamo, nostro malgrado, vissuto, in dodici canzoni rumorose, battagliere e contagiose. 
Il debutto Triple Seven del 2024 preferiva sciogliersi nelle nebbie shoegaze, ora invece le chitarre scintillano e accelerano: power pop, jangle pop, dream pop, tutti un po’ abbracciati e un po’ a inseguirsi. Un twee nervoso e qualche sbandata post-punk a completare il quadro coloratissimo. 
Ogni tanto mi ricordano certi Pains of Being Pure at Heart, ogni tanto dichiarano apertamente il loro amore per i R.E.M., e in un paio di passaggi mi hanno fatto addirittura venire voglia di tornare a ascoltare i Maximo Park. Quello dei Wishy, però, resta un suono personale, più declinato alla contemporaneità, compatto e contagioso. Il motore è sempre l'intesa tra le due voci, che si passano le strofe come complici di una tragedia modesta e inesorabile di cui conosciamo già il finale. Si parte con All the Rage, dove una rottura diventa il pretesto per mandare al diavolo ogni cosa, poi arrivano le vertigini Nineties di Covergirl, l'energia sfacciata di Sensational (un velato omaggio a Beck in filigrana?), le chitarre luminose di Lovesick (la traccia più Wishy “classici”). Anche quando le cose si complicano, come nelle geometrie spigolose di Freak 99, hai sempre voglia di alzare il volume un po’ di più, canzone dopo canzone.
Nature’s Pill racconta qualcosa di più della nostalgia indie: mette in scena un tentativo di capire chi siamo attraverso le persone che desideriamo, gli errori che ripetiamo, certe umiliazioni che ci ostiniamo a chiamare romanticismo. Fino alla conclusiva Party World ("Love's a circus / Everyone's a clown"), questo disco sembra suggerire che crescere non significa affatto smettere di fare sciocchezze, ma almeno farle con una colonna sonora migliore. E se questa è la “pillola” da mandare giù, tutto sommato siamo disposti a seguire la prescrizione dei Wishy.


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