“Clouded present, sparkling memories” cantano gli Yuppie Flu in We’re Real (In Neverland), la sontuosa canzone che, non a caso, apre il loro nuovo album Kings Without A Crown. Presente offuscato, memorie splendenti: potresti avere la tentazione di lasciarti sopraffare dalla nostalgia, e leggere tutta la vicenda del disco attraverso la lente di queste parole. Ci siamo conosciuti sul bordo di questo mondo, siamo reali, sentiamo cose forti e vere, ma oramai esistiamo soltanto sull’Isola Che Non C’è. Come se tutta la musica che abbiamo vissuto, la poesia che abbiamo creato ora fosse un luogo immaginario, che sbiadisce nelle memorie.
Basta, però, pazientare di arrivare in fondo al disco per essere smentiti: la struggente Nothing, glorioso inno di un nichilismo che più ottimista e fiducioso non potrebbe suonare, ci racconta come, nonostante nulla abbia davvero senso, continuiamo ancora a inseguire l’amore, in ogni momento, perché le anime spezzate non si riparano da sole. Occorre la stretta di un abbraccio, una “fierce storm inside your eyes”, per capire che la ricerca non si esaurisce: “we will meet again to start the game”.
E così, allo stesso modo, in una maniera ferita ma ancora intensa, è stato per questo disco, questa band, questa trascinante musica. Kings Without a Crown torna a "start the game" e raccoglie le canzoni a cui stava lavorando Matteo Agostinelli negli ultimi anni, prima della sua prematura scomparsa, all’inizio del 2026. Gli Yuppie Flu si sono ritrovati e, grazie a 42 Records e alla rinata Homesleep, le hanno messe assieme in quella che è, a tutti gli effetti, la loro prima uscita discografica diciotto anni dopo Fragile Forest.
Kings Without a Crown è l’ultimo, postumo eppure presente, definitivo disco di una delle band che ha segnato la storia dell’indie rock italiano. Parte da Neverland, presegue verso l’isola leggendaria di Avalon, si perde all’inseguimento di fantasmi, si incanta a guardare il filo di fumo che dal divano sale fino al soffitto, viaggia nello spazio profondo, traccia una lunga e sinuosa traiettoria che conduce esattamente a questo vinile bianco che sta girando e girando.
Dentro chiama a raccolta l’intera foto di gruppo di famiglia che ti aspetteresti di incontrare qui: i Flaming Lips, i Grandaddy e i Mercury Rev, l'indolenza delle melodie e la cura maniacale degli arrangiamenti, ma anche certe improvvise e impreviste deviazioni, come l’inno estivo Be Free Now (tra Avalanches e Bran Van 3000, e in mezzo addirittura Gabbo che rappa), oppure l’elegantissima Chasing What?, con diafane atmosfere quasi Air.
Dopo averci regalato tutta questa bellezza, non avevano e non hanno bisogno di ulteriori "corone" gli Yuppie Flu: ci tocca riconoscere, con un po’ di commozione, quanto avevamo bisogno noi di questo disco.

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