La prima volta che avevo segnalato gli Ultra Lights su queste pagine, un paio d'anni fa, era stato per il loro fenomenale sette pollici d'esordio Nostalgia / Clockin Out ("un piatto sfrigolante di chitarre stridenti e ritmi robusti cosparso di testi nichilisti", per usare le parole di Henry Owings, boss della Chunklet Industries).
Ora la band di John Robinson e Leela Hoehn sta per dare alle stampe il primo e atteso lavoro sulla lunga distanza, intitolato Pleasure’s All Yours, e nel frattempo l'hype è crsciuto un bel po', come testimonia la divertente e approfondita intervista pubblicata da Stereogum qualche giorno fa ("There's a constant questioning of, do any of us really know what we're doing?").
L'infuocato sound indie rock degli Ultra Lights sembra fatto apposta per catturare l'attenzione sia degli slacker dai capelli ormai bianchi che ancora citano i Pavement a memoria, sia delle nuove generazioni cresciute a dosi di Geese e Lifeguard: chitarre Nineties, irruenza garage rock, melodie tanto sporche quanto orecchiabili e contagiose.
Ora, ad anticipare Pleasure's All Yours, è uscito un nuovo singolo super Strokesiano ed è subito tormentone dell'estate a Casapolaroid: Good Enough è un brano che racconta quella precisa e molto contemporanea sensazione di essere
sopraffatti dal sovraccarico di informazioni e segnali, ma di voler continuamente cercare, allo stesso tempo, ulteriori distrazioni e stimoli:
"I'm searching for distraction / But nothing is ever good enough, yeah / Like a fool you might want more".
Se aggiungiamo che tutto arriva tra impetuose citazioni di Velvet Underground, Stooges, Feelies e Modern Lovers, potremmo davvero dire, come ha scritto Chris DeVille, che questa "basically, it’s The Modern Age for the modern age".
"You just light a fire, fuse and scatter along": sarà la temperatura assurda di questa fine Giugno qui in città , ma mi pare che il fuoco degli Ultra Lights divampi già parecchio alto.
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